LIVORNO. Dalle grandi catene ai piccoli negozi, dai bar ai ristoranti, dagli alberghi agli artigiani. Da mercoledì scorso lo scontrino elettronico è obbligatorio per tutti: in questo modo ogni attività è direttamente collegata con l’Agenzia delle Entrate, a cui vengono trasferiti automaticamente i dati relativi a tutte le transazioni. Ma i negozi di Livorno sono già in regola? Non tutti. Da una parte ci sono le grandi catene con i sistemi già aggiornati: per le aziende con un volume d’affari oltre i 400mila euro nel 2018 l’obbligo era già scattato a luglio. Dall’altra ecco le piccole attività, che si dividono tra chi è in regola e chi invece si muoverà nelle prossime settimane, anche perché c'è una moratoria sulle sanzioni (sospese fino al 30 giugno).
Per lavorare con gli scontrini elettronici ogni esercente deve sostituire o aggiornare il registratore di cassa: nel primo caso servono dai 600 ai 1.300 euro, nel secondo siamo intorno a 2-300, senza dimenticare il canone mensile per la rete wi-fi che è necessaria per collegarsi all’Agenzia delle Entrate. È stato comunque concesso un contributo sotto forma di credito di imposta pari al 50% della spesa sostenuta, per un massimo di 250 euro in caso di acquisto del registratore e di 50 per l'aggiornamento.
E cosa cambia per il cliente? Poco. Non riceve più uno scontrino fiscale ma un documento commerciale, da conservare come garanzia o per un cambio merce, poi da luglio servirà anche per partecipare a una lotteria con premi mensili. Ma le associazioni di categoria non ci stanno. «Così la microimpresa va ko», attacca Maristella Calgaro (Confesercenti). Alessio Carraresi (Confcommercio) lancia invece l’allarme: «Penso soprattutto alle botteghe di periferia gestite da persone anziane. Come faranno ad adeguarsi? Il registratore di cassa, la rete wi-fi… È un provvedimento lontano dalla realtà».
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«Noi eravamo già aggiornati»
Martina Iannello (“Calzedonia”)
Per le aziende che nel 2018 avevano dichiarato un volume d’affari superiore a 400mila euro, l’obbligo dello scontrino elettronico è scattato già a luglio del 2019, con sanzioni a partire dal 1° gennaio dell’anno appena iniziato. È il caso delle grandi catene e dei marchi più conosciuti, come per esempio Calzedonia. «L’azienda è stata tempestiva e ha aggiornato i sistemi subito dopo l’entrata in vigore della legge - dice Martina Iannello, commessa del punto vendita di via Grande - tutti i negozi del gruppo sono in regola, per ora non c’è stato alcun problema. I clienti? Per loro non è cambiato nulla, d’altronde lo scontrino digitale è solo un modo per tenere aggiornate le entrate quotidiane».
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«Più comodo che in passato»
Andrea Niccolai (“United Colors of Benetton”)
Un’altra catena che lavora con gli scontrini elettronici già da diversi mesi, come prevede la normativa, è United Colors of Benetton. Il responsabile del negozio di via Grande, Andrea Niccolai, racconta che «l’aggiornamento dei registratori di cassa è stato veloce» e che «il nuovo sistema è davvero comodo, visto che comunica direttamente con l’Agenzia delle entrate». Poi aggiunge: «L’unica novità è che ai clienti, una volta completato l’acquisto di un capo, viene rilasciata una ricevuta con un codice a barre che è necessario per il cambio merce. La lotta all’evasione? Su questo sono perplesso: chi non emetteva scontrini prima, non li emetterà neanche ora con il passaggio al digitale».
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«Così non si aiuta il settore»
Piero Disegni (“La madre di famiglia”)
Un nuovo registratore di cassa da quasi 500 euro, altri 250 per l’adattamento al sistema per emettere scontrini elettronici e collegarsi all'Agenzia delle entrate, poi il contratto per il collegamento internet con un canone mensile. Piero Disegni, titolare dello storico negozio di biancheria La Madre di Famiglia, fa i conti e parla di «una grossa spesa per i commercianti, un duro colpo per la piccola impresa». «Questo negozio ha 97 anni ed è sempre stato gestito dalla mia famiglia – prosegue dal punto vendita di via Buontalenti – io so benissimo che ormai guadagnare con una bottega è veramente dura, ma di certo queste misure non aiutano i commercianti. Serve qualcosa di diverso, serve un aiuto».
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«Davvero un bel danno»
Viola Curti (“La dolce vita”)
Non usano giri di parole alla pizzeria La Dolce Vita di via Grande: «È un bel danno». Viola Curti si sfoga mentre serve pizze, schiacciatine e cappuccini a livornesi e turisti. «Siamo veramente nel dramma, – queste le sue parole – la situazione peggiora giorno dopo giorno: piccole attività come questa, spesso a conduzione familiare, non riescono più ad andare avanti. L’introduzione dello scontrino elettronico ci costerà circa 250 euro, ma solamente perché abbiamo già la connessione internet e un registratore di cassa recente, altrimenti la spesa avrebbe superato i mille euro». Mille euro che dovranno invece tirare fuori tanti commercianti livornesi, chiamati a una mezza rivoluzione entro la fine di giugno di quest'anno.
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«Per i clienti non cambia nulla»
Egidia Capozzelli e Sara Perondi (“Tigotà”)
Da Tigotà, azienda specializzata nella vendita di cosmetici e prodotti per la pulizia della casa, lo scontrino elettronico è ormai una consuetudine. Sistema digitale, cassa touch screen e documento commerciale al cliente per il cambio merce, tutto in linea con la nuova normativa. «Siamo partiti a luglio – spiegano le commesse Egidia Capozzelli e Sara Perondi dalle casse del punto vendita di via Grande – per il cliente non è cambiato nulla, noi invece abbiamo modificato qualche procedura. Un esempio? Prima bisognava inserire i dati nel sistema per avere il resoconto giornaliero, mentre ora l’invio all’Agenzia delle entrate è automatico». Insomma, per i dipendenti delle grandi aziende non ci sono stati stravolgimenti.
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«È stata una grossa spesa»
Luca e Sonia Campanile (“Campanile”)
Lo storico negozio di detersivi e prodotti per la casa Campanile, con un punto vendita in via del Giglio e l’altro in corso Mazzini, ha registratori di cassa touch screen già da un anno e invia ricevute elettroniche all’Agenzia delle entrate dal 1° luglio. «È stata una grossa spesa, oltre 1.500 euro più il contratto per la rete wi-fi, ma non avevamo alternative», intervengono Luca e Sonia Campanile, che recentemente hanno chiuso il negozio di via Palestro proprio «per le tante spese di questo periodo». «Il mondo del commercio è cambiato profondamente negli ultimi anni – aggiungono – e tante attività sono in crisi: c’è il rischio che qualcuno, con questa novità e questi costi da sostenere, perda la pazienza e chiuda definitivamente».
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«È solo l’ennesima mazzata»
Maurizio Fantozzi (gelateria “L’orizzonte”)
Tra i costi per mettersi in regola e il nuovo sistema per fare gli scontrini, le difficoltà maggiori sono per i piccoli commercianti. Maurizio Fantozzi ha una gelateria in via Grande, L’Orizzonte, e tutto sommato rivela che poteva andargli peggio. Perché? «Perché non devo cambiare il registratore di cassa: il mio è recente, basterà un aggiornamento da circa 300 euro», risponde. «Ho già contattato la ditta specializzata per l'intervento - prosegue Fantozzi - farò tutto nelle prossime settimane, anche perché le multe sono sospese fino al 30 giugno. In ogni caso stiamo parlando dell’ennesima mazzata nei confronti delle piccole attività, nei confronti di persone come me che pagano regolarmente le tasse e poi vengono disintegrate dallo Stato».
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«I guai dei registratori vecchi»
Sara Dieci (“Timberland”)
Il negozio Timberland di via Grande, che non fa parte di una catena nazionale, deve cambiare il registratore di cassa per emettere gli scontrini elettronici ed essere collegato con l’Agenzia delle Entrate. Il guaio, fanno sapere dal punto vendita del centro, è che l’azienda a cui si sono rivolti – a causa delle numerose richieste – in questi giorni non ha un registratore di cassa moderno a disposizione. Un problema che hanno riscontrato diversi commercianti livornesi: ma è un problema anche a livello nazionale. «Il nuovo registratore dovrebbe arrivare nella prossima settimana – sottolinea la commessa Sara Dieci – per fortuna c'è la moratoria sulle sanzioni, altrimenti sarebbe stato un grosso problema per tantissimi esercenti».
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«Colpite le piccole botteghe»
Paolo Rossi e Luciana Menicucci (“Minerva”)
Paolo Rossi e Luciana Menicucci dell’Antica caffetteria Minerva, il bar all’angolo tra via Pieroni e piazza del Municipio, sono tra i più arrabbiati. «Non è giusto che anche questa rivoluzione sia a carico delle attività», alzano la voce. «Fortunatamente noi abbiamo già la rete wi-fi e un registratore di cassa moderno, così basterà un semplice aggiornamento da meno di 200 euro – mettono in evidenza Rossi e Menicucci – però altri negozi saranno in grossa difficoltà, a partire dalle attività di periferia gestite da persone anziane. È davvero una vergogna: le associazioni di categoria non hanno fatto sentire la propria voce con le istituzioni. Sembra proprio l'ennesima manovra per affossare il piccolo commercio, soprattutto le botteghe».
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«Multe stop, farò con calma»
Paolo Biagi (“Gran Bar”)
Le multe «sono sospese sino alla fine di giugno, pertanto mi muoverò con calma nelle prossime settimane. Ora c’è comunque la possibilità della registrazione telematica delle ricevute attraverso il sito internet dell’Agenzia delle entrate». Non ha fretta il titolare del Gran Bar di via Grande, Paolo Biagi, che allarga le braccia ed è quasi rassegnato davanti all'ennesima novità. «Mi hanno proposto – afferma – due tipi di registratori di cassa: uno touch screen da 1.250 euro più Iva e uno più economico, senza touch, da circa 600 più Iva. Anche se 250 euro mi verranno restituiti sotto forma di credito d’imposta, si tratta di un’altra spesa a carico dei piccoli commercianti. Così è dura andare avanti…».