Gioco
Da fabbrica simbolo a terra di nessuno Così l’ex Trw è diventata teatro di morte
In sette mesi tre tragedie collegate alla struttura di via Enriques: 60 mila metri quadrati impossibili da controllare nonostante le promesse
il racconto
Federico Lazzotti
Due letti rifatti uno accanto all’altro nella camera in fondo al corridoio. Le lenzuola azzurre rimboccate sotto al materasso e le coperte colorate poggiate sopra. Le ciabatte non possono che essere sul pavimento e i vestiti da indossare al mattino piegati sulla poltrona. Ma fuori dalla stanza della speranza, ordinata, pulita, abusiva, ecco la terra di nessuno: rifiuti, puzza e abbandono.
È dentro a questi spazi infiniti alla periferia della città, tra eccessi, rabbia e solitudini che in appena sette mesi si sono perse tre vite.
Maurizio aveva 35 anni, di cognome faceva Canavesi ed era un dj. È stato accoltellato di ritorno dal rave party di Pasqua organizzato proprio dentro all’ex Trw tra il 22 e il 23 aprile scorso. Moira Piermarini di anni ne aveva 29, aveva un cuore malandato e un animo ribelle. Il suo respiro si è fermato insieme alla musica dopo tre giorni di sballo la mattina del 4 novembre dentro un’auto parcheggiata fuori da uno dei capannoni di via Enriques. Marian Timoce, 43 anni romeno, è l’ultima vittima, era un senzatetto e viveva qui con altri connazionali. È stato trovarlo morto venerdì scorso nel letto che si era costruito in un anfratto del capannone, forse ucciso, più probabilmente tradito da un fegato malandato.
In tre avevano poco più di un secolo. Stessa iniziale, stesso maledetto destino: vite ingoiate dall’ex fabbrica dove si producevano sterzi per auto e che negli ultimi anni si è trasformata nel paradiso (apparente) di chi non ha una meta, nel rifugio di chi vuole perdersi senza farsi trovare perché dentro a questi venti campi di calcio non ci sono regole, controlli e sicurezza.
Impossibile da chiudere nonostante le parole delle istituzioni e le promesse della proprietà, il fondo immobiliare Realty One spa. «Servono dei blocchi di cemento all’ingresso e telecamere», avevano ripetuto prefetto, questore e sindaco dopo l’ennesimo rave organizzato abusivamente. Difficile da vendere perché costa troppo, è sul mercato a 18 milioni di euro, si può prendere forse a 13 ma poi l’area va bonificata. Troppo complicato controllarla tutta 24 ore al giorno, lungo un perimetro di un chilometro e mezzo che si estende tra via Enriques e via Firenze e dove all’interno ci sono 60 mila metri quadrati coperti da capannoni in eternit più parcheggi e spazi dimenticati.
«Abbiamo provato a parlare con la società per acquistare noi l’area – ammette il sindaco Luca Salvetti – ma per le casse dell’amministrazione il prezzo è troppo alto. L’idea era quella di bonificare l’area sfruttando i fondi europei e poi di metterla a disposizione delle aziende che vogliono investire sul territorio. E adesso? È un problema, perché l’unica speranza che abbiamo è che la società trovi al più presto un acquirente. Solo attraverso la riapertura sarà possibile avere una zona sicura. Inutile girarci intorno: al momento da parte del privato non c’è un controllo capillare e forse nemmeno potrà esserci nonostante le richieste da parte di prefetto, questore o dello stesso sindaco».
Due le ragioni principali – a detta della società – che hanno impedito fino ad oggi un intervento risolutivo. L’ex area industriale è come detto in vendita e dunque è necessario poter entrare per far vedere ai possibili acquirenti l’immobile. Inoltre all’interno dell’ex Trw sono in corso (piccole) attività di bonifica per cui è necessario per gli operai della Fiat accedere con dei mezzi ad hoc.
Dunque, ad esempio, installare blocchi di cemento all’ingresso creerebbe dei problemi. Ecco perché la soluzione trovata dalla società ad aprile dopo il penultimo rave era stata quella di mettere un cancello e una catena con un lucchetto e di ingaggiare una società di vigilanza per controllare che nessuno entrasse. Visto quello che è accaduto, una soluzione che non ha ottenuto risultati.
Ecco perché entrando dal cancello principale (un vigilante sta mettendo l’ennesimo lucchetto per chiuderlo) mentre gli agenti della polizia scientifica finisco i rilievi per ricostruire le cause della morte del senzatetto, quello che colpisce è la grandezza di questo posto. Dove puoi montare una stanza da letto, un barbecue, una speranza. Dove puoi perderti per giorni senza che nessuno riesca a trovarti. Oppure – com’è successo – morire prima che qualcuno possa accorgersene. È già successo tre volte in sette mesi. —
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