Il Tirreno

Livorno

Alluvione, la consulenza sui cellulari di Nogarin: «Erano accesi, chiamato solo alle 4,56»

Federico Lazzotti
Alluvione, la consulenza sui cellulari di Nogarin: «Erano accesi, chiamato solo alle 4,56»

La perizia conferma la versione dell’ex sindaco e pone dei dubbi su quella del dirigente addetto della Protezione: cercò l'ex primo cittadino quando la sciagura era già avvenuta

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LIVORNO. I cellulari di Filippo Nogarin, sindaco nella notte più tragica della storia di Livorno, erano accesi, forse non prendevano, insomma non c’era campo nella zona dove vive, ad Antignano, ma non erano spenti. Non solo. La prima telefonata di Luca Soriani, l’addetto della Protezione civile in servizio tra il 9 e il 10 settembre 2017 è partita verso il cellulare di servizio di Nogarin alle 4, 56 quando ormai era troppo tardi: il Rio Maggiore era già esondato portandosi via la famiglia Ramacciotti e il Rio Ardenza si stava mangiando altre quattro vite. Insomma, a quel punto non era più possibile fermare la sciagura in atto.

A dirlo la consulenza tecnica chiesta dalla Procura e firmata d a quattro esperti di telefonia della Tim durante la quale sono stati analizzati i tabulati telefonici dei protagonisti della notte dell’alluvione. Un documento anticipato ieri da ilfattoquotidiano.

«Si tratta della conferma – spiega l’avvocata di Nogarin Sabrina Franzone – che il mio cliente ha sempre detto la verità. E altri, invece, non hanno fatto lo stesso». Il riferimento è proprio a Soriani che – prosegue la legale – «ha sostenuto di aver fatto sette otto chiamate a Nogarin durante quelle ore».

Una conferma tecnica rispetto a un aspetto di quella notte che in qualche modo riabilita umanamente agli occhi della città l’ex primo cittadino che si è sempre detto «segnato profondamente da ciò che è accaduto», tanto da non ricandidarsi alle amministrative. Ma che penalmente ha una valenza minore, visto che il capo d’imputazione e le contestazioni con cui la procura ha chiesto il rinvio a giudizio dello stesso e dell’ex capo della Municipale Riccardo Pucciarelli con l’accusa di omicidio colposo plurimo, ipotizzano altre omissioni e negligenze che avrebbero causato la morte delle otto vittime dell’alluvione. A cominciare dalla mancata installazione della App della Regione sulle allerte e dalla scelta di inglobare la Protezione civile nella polizia municipale, depotenziando numericamente la struttura trentadue giorni prima che l’onda di fango travolgesse il futuro della città.

Proprio questa decisione – secondo la Procura – nonostante le «precipitazioni eccezionali», è una delle numerose negligenze, imprudenze ed imperizie che Nogarin ha commesso a partire dall’8 agosto di due anni fa, fino a quelle inanellate la notte della tragedia: mentre Livorno affondava è comunque rimasto nella propria abitazione senza attivare in qualità di responsabile della sicurezza e della salute dei cittadini, e nonostante l’allerta arancione «qualsivoglia attività di previsione e prevenzione a lui affidata dalla legge. E non assumendo – è l’ipotesi dell’accusa – la direzione e il coordinamento dei servizi di emergenza, tanto da non dare neanche il prescritto avviso al prefetto. In più senza adottare neanche i preparativi all’emergenza (la prima allerta è delle 15 del 9 settembre) come l’apertura del Centro Operativo Comunale.

Questo indipendentemente dal comportamento di Soriani. Anche se quella delle 4.56 è comunque la prima (e tardiva) di una serie di cinque telefonate che l’addetto in servizio della Protezione civile fa al sindaco. L’ultimo contatto è alle 7,50. Secondo i periti, però, le prime quattro chiamate non sono vere conversazioni perché durano zero secondi. In gergo tecnico vengono archiviate nei tabulati con un codice “CSR3” la cui traduzione significa che il telefono ricevente è «irraggiungibile o spento». Non a caso la prima conversazione tra le due utenze è proprio l’ultima, alle 7.50, che dura un minuto e 43 secondi.

I quattro contatti a vuoto si possono spiegare, secondo i tecnici, con i «disservizi temporanei» della cella della zona che avrebbero impedito lo scatto della suoneria del telefono di Nogarin: «Durante la notte – ha spiegato uno dei periti – ci sono state stazioni di Livorno che hanno avuto problematiche per più tempo o per pochi minuti. Questo per mancanza di energia elettrica, per vetustà o malfunzionamento delle batterie di stazione».

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