Gioco
Il vescovo: chiediamo garanzie ma la nuova raffineria va fatta
«Fra maxi-Darsena, ospedale, Eni e Guasticce un miliardo di euro di investimenti in arrivo sul nostro territorio: ora garantiamoci ricadute in termini di lavoro»
LIVORNO. «Non si può pensare che si remi contro la città proprio dentro la città». Prende la rincorsa da qui il vescovo Simone Giusti per scendere in campo in favore di quella che chiama «la nuova raffineria», né “bio” né altro, con evidente riferimento all’identikit dell’impianto Eni che verrà, fra l’assetto industriale attuale e il progetto del nuovo settore dedicato all’additivo Mtbe per le benzine con un processo chimico “chiuso” che spezza e ricombina i polimeri per produrre metanolo.
Una “scossa” che arriva all’indomani della protesta delle “magliette bianche”, il fronte dei cittadini attivi che giusto l’altro ieri hanno alzato la voce con flash mop e presidi in tante città italiane per chiedere di bonificare i siti inquinati.
Peraltro, Giusti non è tipo da starsene rintanato in sacrestia: figuriamoci se in occasione del Natale si limita agli inviti da Mulino Bianco all’esser più buoni e al fare la capannuccia più bella. È proprio in occasione dell’iniziativa per lo scambio degli auguri nel nuovo Villaggio della Carità nel cuore del quartier Corea che, ormai per tradizione, il presule batte il tasto di temi civici più che religiosi: a maggior ragione, dopo aver ripreso ancora una volta a ribadire che «l’impegno politico è la forma più alta di carità» e che «dobbiamo dare una risposta alle migliaia e migliaia di disoccupati di cui parla il leader Cgil Fabrizio Zannotti».
Ovvio che il presule inviti a insistere sulla richiesta di «garanzie dal punto di vista della sostenibilità ambientale» ma è chiaro cosa pensa quando avverte che «non si può solo dire no» e «occhio a non fare battaglie ideologiche». Per dirla in altri termini, il vescovo sottolinea che «fra bacini, Darsena Europa, Guasticce e nuovo ospedale qualcosa si sta muovendo»: è all’orizzonte l’arrivo di «quasi un miliardo di euro di investimenti di parte più o meno pubblica». È probabile – avverte – che buona parte di questi imponenti lavori pubblici finiscano nelle mani di giganti economici di rango nazionale ma questi colossi dovranno pur affidarsi ai subappalti («è lì che la buona politica può intervenire per tenere gli occhi aperti e fare in modo che vi siano ricadute sul nostro territorio anche dal punto di vista del lavoro»).
«Il Natale non sia solo in questi giorni: dev’essere un allargamento del cuore», aveva detto poco prima suor Raffaella Spiezio, presidente della Fondazione Caritas, riferendo il racconto di un bambino che paragonava il suo corpo a un albero: «È là dove cammino che metto le radici».
Il monsignore-architetto tocca anche il tasto del nuovo ospedale: è importante che si faccia perché, da un lato, crea lavoro e perché, dall’altro, offre servizi adeguati al bisogno di salute dei cittadini. Ma attenzione alle modalità: ad esempio, Giusti suggerisce di «iniziare dai parcheggi anziché farli da ultimo» così da creare benefici fin da subito senza mettere sotto stress tutto l’intorno. Altro tassello del puzzle: «Invece che mettere in preventivo una lunghissima transizione di dieci anni per vederlo pronto, perché non andare avanti per lotti?». —
Mauro Zucchelli
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