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La sentenza: «Via del Limoncino è strada privata», ora la discarica resterà chiusa

Flavio Lombardi
La sentenza: «Via del Limoncino è strada privata», ora la discarica resterà chiusa

I giudici della Corte d’appello danno ragione al comitato e scrivono la parola fine su una vicenda che durava dal 2011

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LIVORNO. La Corte di Appello si è (finalmente) pronunciata dopo oltre cinque anni trascorsi tra rinvii, battaglie e polemiche sulla natura di via del Limoncino, la strada che arriva alla discarica di Monte La Poggia. E i giudici hanno deciso che quel tratto piena di tornanti che porta dopo tre chilometri, all’ingresso della ex cava Canaccini, è privata.

La conseguenza principale di questa sentenza è che decade così anche il diritto di passo per i mezzi entro una portata di 35 quintali, grazie ai quali Livrea, la società proprietaria della discarica del Limoncino, poteva conferire i rifiuti industriali in rispetto di quanto disposto dal Tribunale di Livorno e tornato di attualità nel luglio di quest’anno. In quella circostanza un “pellicano”, a un semirimorchio, fu impedito d raggiungere il sito, perché alcuni rappresentanti del comitato del no alla discarica intimarono l’alt ricordando il rispetto di quanto stabilito.

Le reazioni
Paolo Bellabarba, direttore tecnico dell’impianto non ha commentato la decisione, cosa che invece hanno fatti le altre parti interessate.

A cominciare da Giovanna Cepparello, assessora all’ambiente del Comune di Livorno, che subito esordisce. «Quella discarica, è una discarica che non s’ha da fare. Si tratta di un altro passo in avanti verso la presa di coscienza di criticità che appaiono insuperabili. Come la strada e il fondo stesso che dovrebbe accogliere i rifiuti. Adesso, attendiamo sviluppi dalla nostra avvocatura e, soprattutto, il parere di Arpat che sta svolgendo uno studio accurato prima di pronunciarsi, vista la delicatezza dell’argomento. Non abbiamo pregiudizi, stiamo solo cercando di fare l’interesse del cittadino».

Brinda Rosaria Scaffidi, a capo del comitato per il no alla discarica. «Un regalo di Natale, siamo soddisfatti. Dopo nove anni – va avanti – siamo arrivati ad un traguardo importante. È stata confermata la sentenza del giudice Urgese, che significa che da lì con la spazzatura non ci possono passare nemmeno in bici. C’era un documento del 2000, quando asfaltammo la strada con il contributo di tutti noi, in cui permettevamo dietro una carta firmata da Bellabarba, il passaggio di camion che ultimavano le operazioni dell’estrazione della cava. Se la sede si fosse compromessa, avrebbe poi eventualmente provveduto al suo ripristino, pagando eventuali danni procurati. Ed invece, cambiò tutto, con la destinazione variata. Quel documento ha avuto una importanza decisiva. Si riconosceva in sostanza, che non c’era diritto di passo se non attraverso il consenso di chi ci risiede».

Stella Sorgente, consigliera comunale 5 Stelle, ma ancor prima attivista vicina agli ambienti ecologisti, dice la sua sulla querelle nata con la sentenza del Tribunale, confermata dal Tar di Firenze che già stabiliva la proprietà privata della strada che di fatto impediva a Livrea il trasporto di rifiuti a Monte La Poggia.

«Ci avevamo visto giusto. Appena ci siamo insediati abbiamo subito voluto verificare la fondatezza delle posizione del Comune indipendentemente dai pareri già espressi dai tecnici. Ma, soprattutto, è stata premiata la tenacia e la passione del Comitato contro la discarica del Monte La Poggia: un gruppo di persone che ormai da 10 anni si batte con grande forza e insindacabili ragioni contro quello che è un vero scempio è un affronto nei confronti della nostra città. Ora, serve il coraggio di riaprire tutti i cassetti, guardare tutte le procedure di autorizzazione e capire cosa è successo e perché. Già la nota 23 agosto 2013 numero 79764 del Dirigente del Dipartimento 4 era chiara. Ovviamente se la strada fosse effettivamente privata sarebbero discutibili e gravemente inficiati tutti gli atti assunti in relazione ai provvedimenti di autorizzazione della discarica».

Sorgente prosegue. «Ci sono consiglieri comunali appartenenti a più forze, testimoni diretti che neppure ci fu blocco al camion per il conferimento. Sono pubblici ufficiali e se ne deve tener di conto, per decidere in merito alla richiesta di risarcimento danni per un totale di 240 mila euro per interruzione del servizio». Un ultimo strascico di una vicenda che va avanti da anni.
 

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