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Rifiuti-Zero attacca Eni e Alia: «Livorno pattumiera d’Italia»
COLLESALVETTI. «Dopo il fallimento del progetto di costruzione di un mega-bruciatore nella piana di Sesto Fiorentino, a causa della rivolta che si è scatenata fra la popolazione, Regione e Alia (l’azienda per i servizi ambientali della Toscana centrale ndr) hanno pensato di pagare Eni con i soldi delle bollette Tari per farle bruciare tutto a Livorno, luogo considerato ormai la pattumiera della Toscana, confidando nel fatto che da queste parti la reazione popolare possa essere meno virulenta».
Duro attacco da parte del coordinamento provinciale Rifiuti-Zero Livorno contro la bioraffineria di Stagno. «La pillola è stata adeguatamente indorata dalla Regione che ha parlato di bioraffineria, definizione fasulla in quanto le bioraffinerie utilizzano scarti vegetali e non plastiche e altri rifiuti di origine fossile. La normativa classifica infatti l’impianto progettato da Eni come un vero e proprio inceneritore. Incredibilmente, l’amministratore di Alia – continua la nota, che risponde a un’intervista rilasciata al Tirreno – continua a parlare di carburante di origine rinnovabile, quando in realtà bruciare plastica non ha niente di rinnovabile, né di circolare o ecologico. Eni distruggerebbe milioni di ecoballe di spazzatura, producendo ogni anno centinaia di migliaia di tonnellate di emissioni gassose, liquide e solide e guadagnando milioni grazie alle tariffe che farebbe pagare ai cittadini per introdurre i rifiuti nei suoi forni. Tutto il resto, la vendita di anidride carbonica e il metanolo con cui addizionare le benzine non avrebbe che un peso marginale di fronte al vero business, quello dello smaltimento inquinante. Inoltre la “conversione green della raffineria”, come raccontato da Alia, è una cosa assolutamente non contemplata da Eni: le emissioni prodotte dal megainceneritore si andrebbero a sommare a quelle della raffineria, aggiungendo inquinamento ad inquinamento».
«Viene da pensare – proseguono gli attivisti – a un tentativo di golpe anti-democratico, visto che il mandato politico degli organi regionali scadrà tra poche settimane e che i Comuni interessati non hanno ancora espresso il loro parere, quindi avrebbero bisogno di tutto il tempo necessario per valutarlo e sottoporlo ai loro cittadini. Ricordiamo che l’area di Livorno è stata recentemente colpita da un’inchiesta della procura antimafia sul traffico illecito di rifiuti, che ha portato la commissione parlamentare bicamerale sul ciclo dei rifiuti a parlare nella sua relazione di “totale assenza di controlli”, in un “contesto di palese e quotidiana gestione illecita dei rifiuti”, in cui “risalta evidente l'assenza dei controlli da parte di Arpat, come afferma il procuratore di Livorno”. È in un contesto territoriale come questo che si pensa di convogliare milioni di tonnellate di ecoballe provenienti da mezza Italia, senza chiedere neanche il permesso ai cittadini?», si chiedono infine i membri del coordinamento provinciale Rifiuti-Zero. —
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