Gioco
Addio Mario Falaschi chirurgo livornese per anni amatissimo primario a Viareggio
Era cresciuto agli Spedali Riuniti, ha operato migliaia di persone A Fivizzano restò in reparto coi pazienti durante un terremoto
LIVORNO. Lasciò il lavoro, per scelta, pochi giorni prima dell’inaugurazione dell’ospedale unico della Versilia, dove gli era stata assegnata una delle due Chirurgie, spiegando a tutti che non si sarebbe mai abituato a una chirurgia di tipo nuovo, basata su numeri, bilanci e protocolli. Lui che aveva trainato i reparti di piccoli ospedali di provincia, dopo aver iniziato la carriera agli Spedali Riuniti di viale Alfieri.
Mario Falaschi, chirurgo vascolare, se n’è andato ieri all’età di 80 anni.
Era nato a Livorno il 23 agosto del 1939, dove era cresciuto e dove vive oggi uno dei suoi figli, Marco, noto commercialista.
Laureatosi in Medicina a Pisa nel 1975, Mario Falaschi a soli 36 anni diventò assistente del professor Di Grazia all’ospedale di Viareggio, da cui poi prese in mano il reparto di Chirurgia. Dal 1981 al 1996 fu primario all’ospedale di Fivizzano, comune della Lunigiana dove molti che lo avevano conosciuto a Viareggio lo avevano seguito per farsi curare.
Specialista in Chirurgia generale, Vascolare e d’Urgenza, tornò in Versilia diventando primario all’ospedale di Pietrasanta. Lo rimase fino al 2000 quando, dopo avere avuto l’assegnazione di una delle due Chirurgie al nuovo ospedale unico della Versilia, decise di andare in pensione. Abbandonò il lavoro con sacrificio e sofferenza, ma convinto della sua scelta.
Nel suo curriculum aveva una lista infinita di interventi di alta chirurgia e di vite salvate; si dice che non c’è famiglia in Versilia che non abbia un parente, un familiare o un amico che non sia stato operato dal dottor Falaschi.
Ma non solo. Ricorda l’altro figlio, Luca: «Ciao babbo, le tue mani hanno salvato eserciti di persone ma per noi erano mani di un padre e di un nonno qualunque. Stiamo ricevendo fiumi di messaggi di vicinanza perché le città di Viareggio, di Livorno e Fivizzano non si dimenticheranno mai di te».
Dotato di profonda sensibilità e amore incondizionato per i suoi pazienti, è conosciuto anche per aver operato e salvato la vita nel 1978 all’ispettore Giovan Battista Crisci, unico superstite della famosa sparatoria di Querceta, e per essere rimasto in reparto insieme ai suoi pazienti durante una forte scossa di terremoto a Fivizzano, mentre tutti fuggivano spaventati fuori dall’edificio.
Un grandissimo uomo, prima ancora che un grandissimo professionista.
Qualche giorno fa aveva subito un improvviso intervento addominale all’ospedale Cisanello di Pisa dove, nonostante l’alta professionalità del reparto di chirurgia d’urgenza, ieri mattina si è spento. Ironia della sorte, se ne è andato proprio in una situazione che migliaia di volte lo aveva visto protagonista dalla parte opposta. «Infatti, quando dopo ore di intervento chirurgico, ci è stata segnalata la diagnosi, proprio per i racconti che nei decenni nostro padre ci faceva, abbiamo capito subito che non ce l’avrebbe fatta: mio padre non sbagliava mai», ricorda Luca.
Lascia l’adorata moglie Carla, anche lei livornese, oltre ai figli Luca, titolare di una sanitaria a Viareggio, e Marco, che pochi mesi ha donato un rene a una persona che conosceva appena, proprio a Livorno, le nuore Stefania e Michela, oltre ai nipoti Leonardo, Emma e Margherita.
Il funerale è fissato oggi alle 16.30 a Viareggio nella chiesa di Santa Rita all’ex Campo d’Aviazione. Dalle 11.30 chi vorrà potrà portargli l’ultimo saluto alla Croce Verde in via Garibaldi. —
R.L.
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