La protesta
Si è spento don Felice Munaro per 40 anni parroco a S. Rosa
Livorno, è stato fra gli artefici della (difficile) costruzione della chiesa di Michelucci nel nuovo quartiere. Mercoledì 18 dicembre l’ultimo abbraccio dei suoi fedeli
LIVORNO. Non ce l’ha fatta a raggiungere i novant’anni: don Felice Munaro li avrebbe compiuti nell’autunno prossimo. «Don Felice ci ha lasciato» ha annunciato il giornale on-line della diocesi, E poco più tardi il cordoglio dei fedeli è rimbalzato sui social della “parrocchia virtuale”: «Don Felice è tornato alla casa del Padre».. L’anziano sacerdote – da tempo ricoverato a Villa Tirrena – era di origini venete: era nato a Arzignano, borgo di 25mila anime (e tante imprese conciarie) nella zona di Vicenza e a Verona era stato ordinato sacerdote a 25 anni.
Ma il suo servizio pastorale l’aveva svolto in gran parte a Livorno. Anzi, per esser precisi nella zona del quartiere La Rosa, dove era arrivato dopo aver prestato servizio come cappellano nella chiesa di San Giuseppe in piazza Due Giugno nei primi anni da prete. Don Felice – che apparteneva al mondo tradizionalista ma senza per questo rompere con la Chiesa – è stato anche vicario foraneo del 4° Vicariato, “difensore del vincolo”, canonico del Capitolo della cattedrale e membro del Consiglio presbiterale.
A La Rosa è stato «per più di quarant’anni», come tengono a sottolineare dalla curia. Basti dire che era entrato in servizio come parroco nell’autunno 1970 ma era già presente in quella zona di Livorno fin dall’agosto dell’anno precedente.
Del resto, i palazzi erano spuntati pochi anni prima in una zona semi-rurale che con un nuovo insediamento di case popolari era da poco diventata quartiere: la parrocchia era da costruire da zero, per lunghi anni è stato solo un piccolo prefabbricato. Prima di trasformarsi nella bella chiesa all’angolo di via Machiavelli, realizzata su idea di un’archi-star come Giovanni Michelucci e realizzata poi dall’architetto Bruno Sacchi. Ora se ne vedono i frutti, ma a quante porte ha dovuto bussare don Felice per riuscire a far marciare la costruzione di quel fabbricato che sembrava sembra sul punto di fermarsi.
Da nove anni è retta da padre Maurizio De Sanctis (padre Nike) ma don Felice aveva continuato a vivere in un quartiere dove tutti lo conoscevano, anche chi non è mai stato in chiesa. La figura dell’ex parroco quasi novantenne è stata ricordata con affetto nel corso delle celebrazioni liturgiche della domenica d’Avvento: nella messa festiva pomeridiana è stata dedicata a don Felice una speciale preghiera dei fedeli durante la messa con una “Ave Maria” per «chiedere alla Madonna – ha detto padre De Sanctis – che accompagni il nostro don Felice fino all’abbraccio misericordioso con Dio».
Attualmente il feretro è custodito al cimitero della Misericordia dove una folla di fedeli gli ha già reso omaggio: resterà al camposanto di Barriera Roma anche nella giornata di oggi e in quella di domani. Com’è stato spiegato ai parrocchiani, arriverà nella “sua” chiesa intitolata a Santa Rosa la mattina di mercoledì (forse verso le 10): quel che è certo è il fatto che la liturgia funebre per consentire ai parrocchiani di dare all’anziano sacerdote l’ultimo abbraccio è prevista per le ore 15 di mercoledì. È stata annunciata la presenza del vescovo Simone Giusti alla celebrazione religiosa insieme a un folto gruppo di preti. Successivamente – è stato annunciato da De Sanctis – il feretro proseguirà il viaggio verso il paese d’origine di don Felice, è lì che sarà sepolto. —
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