Il Tirreno

Livorno

Nella “Cambusa livornese” la pizza è servita dai pirati

Francesca Suggi
Nella “Cambusa livornese” la pizza è servita dai pirati

Il giovane imprenditore Picchi e una passione che diventa lavoro: «Da noi anche la pizza Ciucia» 

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LIVORNO. Sembra un po’il pirata Barbanera nella sua stiva. “Buonasera benvenuti alla Cambusa livornese”, sussurrano i capitani dei Caraibi a chi suona ed entra per mangiare.

Da Jack Sparrow a tutta la ciurma nella pizzeria trattoria di via della Bastia 57/A è come entrare in film a tema. Si serve la pizza Aramis (con la crema di tartufo), “La cambusa” con tonno, cipolla, olive e mozzarella. «Sono gli ingredienti che ci sono sempre in una stiva», racconta il pirata Davide Picchi. È un giovane imprenditore di 32 anni che ha seguito una sua passione. Anzi due. Quella per la cucina sin da quando era all’Alberghiero, sia quella per i pirati dei Caraibi. «Lavoravo già a 14 anni: devo tanto all’esperienza che ho fatto come pizzaiolo ai bagni Fiume dove si facevano anche 200 pizze a serata».

Dopo studio ed esperienze sul campo, nel 2017 decide di buttarsi. Con la sua famiglia sempre di supporto. Mamma Daniela Voliani cucina le tradizioni livornesi (è specializzata nel baccalà) e lui impasta, prepara e sforna. «Mi sono innamorato subito di questo locale che era una scuderia ottocentesca ed è affrescata, ci sono alcuni simboli dei cavalieri dell’Ordine di Santo Stefano».

La storia viene arricchita dalla passione di Picchi. Ovunque ci sono bandiere dei pirati dei Caraibi, cappelli e vestiti anche per i bambini. C’è pure un bel quadro del pirata Barbanera regalato da un cliente. E ogni tanto Picchi serve mascherato da pirata. «Ho fatto tutto a mano qua dentro», dice. «Tutti dicono che è facile fare l’impasto della pizza, ma in realtà è un’arte: io lo faccio tanti giorni prima e lo faccio lievitare oltre le 50 ore».

Sfogliare il suo menù è un’immersione anche nella storia di Livorno. Sì, perché tra le pizze più richieste, c’è “La Ciucia”, omaggio allo storico personaggio livornese Bruna Barbieri. «È una pizza povera come era la Ciucia, con doppia mozzarella, radicchio, gorgonzola, olive e pomodorini», spiega. «Ho deciso di farla dopo aver conosciuto Tiziana Savi, la nipote della Ciucia». Sempre la tradizione la fa da padrone. Curiosa la pizza “Rufiana”: è rossa, con acciughe, cipolla, pecorino grattato sopra e origano. Le pizze sono tonde e cotte al mattone. «Ha un profumo invitantissimo, ecco perché le ho dato questo nome». Per i bambini immancabile la pizza Pirata: wurstel, patatine e pancetta.

«Adesso sto lavorando per realizzare la pizza Barbanera, in onore all’unico pirata realmente esistito e a quella dedicata a Jack Sparrow». Si dà da fare Picchi nel locale che ha una quarantina di posti a sedere (chiuso il lunedì, aperto a pranzo dal martedì al venerdì; a cena è chiuso il martedì ed aperto dal mercoledì alla domenica). Al lavoro con lui anche la fidanzata che si occupa della sala, Jessica Lemmi e il babbo Roberto Picchi fa da supporto. «È una grande soddisfazione vedere un figlio così giovane che con sacrificio si sta creando un futuro», dicono i genitori. «Mi dicono tutti che qui sembra di essere a casa: noi facciamo anche un menù fisso a 15 euro che le persone apprezzano molto».
 

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