Il Tirreno

Livorno

in via roma 

Dedo, omaggio di Ballantini in mostra al centro Guastalla

Simone Fulciniti

La sua opera si chiama “Capire tardi”, è la seconda dedicata al grande artista ed è esposta insieme a quadri di Guttuso, Cascella e Baj

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LIVORNO. Tra le molte occasioni che la città propone, per omaggiare Modigliani nell’anno del centenario, spicca l’iniziativa delle gallerie d’arte di Via Roma, che propongono percorsi interessanti, variegati, con artisti di grande rilievo. Al centro arte Guastalla, espone anche Dario Ballantini. «Finalmente - spiega Ballantini - viene evidenziato un’artista unico, irripetibile e riconoscibilissimo. Uno che aveva una sintesi inarrivabile». La sua opera si intitola ‘Capire tardi’. «E’ il secondo lavoro che faccio per omaggiarlo; il primo lo dipinsi per la casa natale, in un momento in cui la mia visione era un pochino più geometrica. Stavolta , appena mi sono accorto che stavo andando verso qualcosa di ‘modiglianesco’, ho proseguito in quella direzione. Ed ho accolto ben volentieri l’invito di Giorgio Guastalla di esporre nella sua galleria». Belle parole anche sulla mostra al museo della città «Di alto livello, migliore di altre , su altri artisti, che ho visto negli ultimi anni. Ben costruita e montata, di classe insomma». E soddisfazione per lo sviluppo di Via Roma. «Sta pian piano diventando la strada di Modigliani, con le varie gallerie e il bellissimo murale che hanno realizzato. Una vera e propria via dell’arte, che comincia col busto sistemato all’imbocco». Sulla stessa lunghezza d’onda Giorgio Guastalla, legatissimo alla figura di Modigliani. «Insieme ai miei figli, l’abbiamo messo su l’esposizione velocemente, come manifestazione collaterale, a quella del museo della città. Ci sono quadri di Guttuso, Cascella, Baj, Festa, Kostabi, Ontani, Rotella, e anche alcuni artisti di Livorno quali appunto Ballantini, Martini, De Rosa, Madiai, Marchegiani». Il gallerista sfoglia l’album dei ricordi: «Credo di essere stato l’unico, insieme ad Aldo Santini, ad aver intervistato Lunia Czechowska, nel 1988, a Nizza. L’incontro ce lo procurò una vecchia amica che lavorava in una galleria a Montecarlo e che la conosceva bene. Andammo per la rivista Oggi. Si lamentò, sostenendo che Ambrogio Ceroni (che aveva realizzato il catalogo ragionato, quello con le 337 opere ritenute autentiche), l’avesse semplicemente citata, quando invece fu lei, con le sue conoscenze dirette, a certificare l’autenticità di moltissimi dipinti. Fu la modella con cui Modigliani realizzò ben 14 quadri. Ci fece vedere anche un blocco da disegno, la cui copertina era stata foderata con il velluto a coste, preso dal vestito di Amedeo. E un cammeo, prezioso, riprodotto in parecchi quadri. Morendo l’ha lasciato alla mia amica, la quale lo ha poi donato a me ed è esposto alla casa natale». La mostra di Livorno è un momento importante: «Merito a questa amministrazione, di aver saputo allestirne uno in poco tempo; un bel segnale. Io avrei aggiunto qualcosa, per renderlo più completo». —

Simone Fulciniti

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di Redazione web