Il Tirreno

Livorno

L'appello dei volontari Svs, sempre al servizio della città: «Venite siamo una grande famiglia»

Stefano Taglione
Alcuni volontari della Svs
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Alcuni volontari della Svs

L’associazione di Livorno: «Abbiamo sempre più bisogno di ragazzi e ragazze». Volti e storie di squadre di amici sempre a disposizione degli abitanti

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LIVORNO. «Mio bisnonno Pasquale e mio nonno Cinirio erano in Svs fin da giovani. E la tradizione è continuata con mio babbo, con me e mio figlio Alessio. È una famiglia. Ogni domenica, ad Ardenza, ci riuniamo per pranzo. L’altro giorno eravamo in 27 e da mezzogiorno alle otto di sera abbiamo riempito tre ambulanze, assicurando ben 17 interventi fra urgenze e dimissioni ospedaliere».

A parlare è Cinirio Paoletti, il quarto di cinque generazioni di volontari. «Sono montati sull’ambulanza a 14 anni, senza neanche un corso, prima funzionava così – racconta – e non sono mai più sceso. Quando facevo il militare a Treviso capitava di avere 48 ore libere e io tornavo a Livorno, facevo la notte da soccorritore e tornavo su. È una missione di vita». Suo padre, Roberto, venerdì scorso insieme alla presidente Bolognesi ha pianto inaugurando l’ultimo mezzo di emergenza donato da un cittadino livornese in memoria della moglie Loretta. «Ho 81 anni e ogni domenica mattina sono fisso nella sede di Ardenza – racconta – e sono qui dal 1957. Quando vedo i giovani che entrano in questo mondo sono felicissimo e non li faccio scappare via».

C’è sempre bisogno di volontari nelle associazioni di soccorso. Anche alla Svs, che di Livorno è la famiglia più grande. «Venite, perché sempre più persone hanno bisogno di noi – spiega Fabio Nardi, 57 anni di cui 43 sulle ambulanze – e io ho iniziato alle medie con alcuni amici. Mi hanno detto: “Vieni, ci sono altri ragazzi”. E noi sono mai più uscito». Una new entry che non vuole più andarsene è Aurora Brogi. Ventiduenne, unisce alla generosità e alle competenze che tutti i soccorritori hanno appreso ai corsi, anche quelle della laurea in infermieristica, che ha da poco conquistato all’università di Pisa. «Qui è una famiglia e compatibilmente con il lavoro voglio starci il più possibile», racconta. Martina Avallone, grazie all’esperienza in associazione, ha soccorso un familiare ferito in casa. «Quel momento ha cambiato tutto – ricorda – perché ho avuto la freddezza di intervenire e chiamare il 118».

«Anche io sono cresciuta qui dentro – racconta Cristina Ditrani – e ricevere nuove ambulanze ti dà la forza di andare avanti. È un bellissimo riconoscimento». «C’è sempre bisogno di nuovi volontari – aggiunge Massimiliano Antonelli, che proprio di loro, ad Ardenza, è il coordinatore – visto che copriamo un territorio molto vasto, dalla Valle Benedetta alla Leccia, passando dalla Scopaia». «Ho 48 anni e sono qui dall’89 – racconta Alessandro Bacci, autista – e nel tempo è aumentato tutto: sia i servizi, che la qualità di quest’ultimi, come la nostra preparazione». «Mi sono avvicinato alla Svs grazie al servizio civile e voglio rimanerci», spiega uno dei giovani, il 26enne Niko Marchini. «Quando ero direttore del 118, già conoscevo la professionalità dei volontari – dice il direttore sanitario dell’associazione, Francesco Genovesi – e ora lo vedo anche dall’interno». «Le specializzazioni sono importanti – prosegue Piero Tomei – perché quando vai su un soccorso, non sai mica cosa trovi. Se hai una piccola possibilità di salvare delle vite, vanno messe in campo».

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