Il Tirreno

Livorno

In pensione dopo 20 anni il capo dei sommozzatori di Livorno. I colleghi: «Una persona unica che ci mancherà moltissimo»

Stefano Taglione
Giannelli e colleghi su un mezzo della Squadra nautica dei vigili del fuoco labronici
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Giannelli e colleghi su un mezzo della Squadra nautica dei vigili del fuoco labronici

Sandro Fantozzi e il collega Neil Neri emozionati dall’addio del loro responsabile: «Nelle situazioni difficili sapeva sempre cosa fare»

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LIVORNO. Fabrizio Giannelli, andato in pensione dopo 20 anni passati al Nucleo sommozzatori dei vigili del fuoco di Livorno,  ha sempre voluto il meglio per i suoi colleghi. Massimo rispetto per tutti e se c’era qualche problema se ne parlava trovando la soluzione migliore. «Un capo esemplare», racconta il caposquadra Sandro Fantozzi, suo collega.

«È sempre stato super efficiente e organizzatore – ricorda un altro collega, Neil Neri – e ci metteva in condizioni di lavorare al 100%, curando nei minimi particolari tutto ciò che ci poteva essere. Per noi è un aspetto fondamentale, aveva grande esperienza e sapeva fare le scelte giuste. Ricordo quando recuperammo l’elicottero caduto a Gorgona: anche in quel caso, issandolo a bordo, ha indovinato i tempi e ciò che si doveva fare, recuperandolo nel modo corretto in appena una mattinata».

A loro ha insegnato ciò che ha appreso da sommozzatore, tecniche speciale importate dagli Stati Uniti. Giannelli, grande appassionato di immersioni, è stato anche un pioniere della subacquea, in particolare delle miscele iperossigenate e ternarie, mix di ossigeno, azoto ed elio importate dall’America, dagli anni Novanta entrate nel lessico di tutti gli appassionati di diving. Lui, insieme a cinque istruttori Iants (International association of nitrox and technical divers ndr) dal ‘95 ha formato centinaia di persone fra Italia ed Europa. «Nel 2008, con l’autorizzazione del comando, ho tenuto dei corsi gratuiti anche i colleghi del distaccamento – racconta Giannelli – in modo che alle domande di un magistrato, da ufficiali di polizia giudiziaria, potessero spiegare per filo e per segno le attrezzature utilizzate per i vari interventi e tutto ciò che potesse essere utile alle indagini».

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