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Operaio di 54 anni morì schiacciato: un livornese a processo
LIVORNO. Tutti a giudizio. Il gip Giulio Cesare Cipolletta ha accolto la richiesta del pm Sisto Restuccia mandando a processo per omicidio colposo in concorso quattro tra colleghi e manager di Fabio Cerretani, il 54enne operaio (nella foto) di Montopoli Valdarno (Pisa) morto nell’azienda Revet il 23 settembre 2017 schiacciato da una pressa. La prima udienza il 20 febbraio. È stata citata come responsabile civile la Revet, l’azienda per cui lavorava l’operaio, la cui sorella si era già costituita parte civile con l’avvocato Michela Simoncini. I quattro imputati, ognuno per quella che viene contestata nella filiera delle responsabilità, devono rispondere di una serie di mancanze.
A giudizio Giuseppe Gaglio, 43 anni, di Collesalvetti, collega della vittima che azionò il macchinario; Massimo Rossi, 47 anni, direttore dello stabilimento e responsabile della sicurezza, di Cecina; Emanuele Rappa, legale rappresentante di Revet Recycling, in qualità di amministratore delegato, di Montevarchi; l’ingegner Fabrizio Vitale, 51 anni, consulente esterno per la sicurezza, di Livorno. Gli imputati sono difesi, tra gli altri, dagli avvocati Stefano Del Corso, Marco Guercio ed Emiliano Porri. Revet come responsabile civile è rappresentata dal legale Antonio Vasco Cariello.
Originario di Empoli, dove aveva iniziato a lavorare nello stabilimento locale di Revet, Cerretani si era spostato nel comprensorio anche per avvicinarsi a Pontedera dove nel frattempo era stato trasferito dall’azienda. Nella catena di responsabilità a monte dell’incidente il pm ha individuato una serie di lacune a vari livelli. Non solo la manovra del collega Gaglio nell’azionare la pressa killer, ma anche l’organizzazione del lavoro.
I colleghi hanno ricordato agli investigatori quanto Cerretani fosse una persona seria e competente. Qualità che lo avevano portato a ricoprire il ruolo di capoturno. Entrato in Revet 14 anni fa, Cerretani era stato anche rappresentante sindacale Cgil tra il 2011 e il 2014, facendo dell’attenzione alla sicurezza il suo tratto distintivo. «Fabio era una persona meravigliosa – fu il ricordo dei colleghi al Tirreno dopo la tragedia – Un uomo riservato e gentile, ma soprattutto serio, competente e molto attento alla sicurezza». Era lui a raccomandarsi con i colleghi perché usassero sempre le protezioni ed eseguissero le manovre in modo corretto. Su certe cose non transigeva. Paradosso tragico che sia stato proprio lui la vittima in un infortunio sul lavoro che adesso aspetta di chiarire le eventuali responsabilità. —
Pietro Barghigiani
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