Gioco
Magistrato raggirato nei guai dottoressa Asl
La Procura accusa l’allora convivente che lavora a Livorno di aver approfittato della malattia dell’ex per prendere i risparmi
Niente archiviazione per il caso dell’ex magistrato in servizio a Pisa “raggirato” dall’allora compagna. Il sostituto procuratore Lydia Pagnini ha firmato l’avviso di chiusura delle indagini nei confronti del medico, ex convivente pisana, dipendente Asl e in servizio a Livorno, (omettiamo le generalità per tutelare la parte offesa, ndr) per il quale il prossimo passaggio sarà la richiesta di rinvio a giudizio.
I reati restano quelli da cui il pm è partito nell’avvio delle indagini: circonvenzione di incapace e appropriazione indebita.
La parte offesa non è in grado di testimoniare. I consulenti lo hanno certificato nel corso di un incidente probatorio. Una forma di Alzheimer in aggravamento progressivo da tempo ha reso il pensionato privo di ricordi e memorie lasciandolo in una condizione di totale dipendenza dei familiari. Sa di aver lavorato lontano dalla sua città di origine, ma non che il suo ruolo fosse quello di magistrato. A denunciare la dottoressa erano stati la moglie e i figli dell’ex magistrato ultrasettantenne residente fuori dalla Toscana.
Si era creata una situazione di separazione di fatto tra i coniugi con l’esponente della Procura che aveva iniziato una relazione con il medico conosciuto occasionalmente.
Una frequentazione che nel giro di poco era diventata una convivenza. Una storia durata anni.
Quando poi la moglie e una figlia erano salite a Pisa per incontrare il familiare si erano rese conto che non stava bene, secondo la querela poi presentata negli uffici in cui aveva lavorato il magistrato. I vuoti di memoria non erano occasionali. E la difficoltà di ricordare anche episodi privati aveva preoccupato moglie e figlia.
La decisione di querelare l’allora compagna arrivò con la verifica del conto in banca nella filiale della Bnl.
Dagli estratti conto si accorsero di uscite per centinaia di migliaia di euro, una parte consistente della liquidazione ricevuta di quasi mezzo milione di euro. Soldi che, in quelle condizioni mentali, per le due donne sarebbero stati ritirati dalla convivente approfittando della vulnerabilità dell’allora compagno.
Opposta la lettura dei fatti nell’ottica difensiva ricostruita anche durante le udienze dell’incidente probatorio. Il magistrato era in sé, tanto da firmare atti poi diventati processi, e i soldi ritirati altro non erano che il contributo alla spese della convivenza.
Sul lavoro non aveva dato motivo di considerarlo non più presente a sé così come non avrebbero indicato anomalie particolari nel suo comportamento da parte di impiegati e direttore di banca.
Se e quando la patologia ha iniziato a minare la stabilità cerebrale e conoscitiva del pensionato sarà uno dei temi del processo per attribuire eventuali responsabilità alla compagna beneficiaria dei bonifici del magistrato in servizio. —
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