Sicurezza
Il teorema dell'arcipelago
Ci siamo imbarcati alle sette e trenta, Porto Santo Stefano era ancora in penombra ma c’era già il pesce fresco in vendita sui banchi. Abbiamo ballato un po’, in mezzo a quel Tirreno che stavolta per noi non era un giornale: era proprio un mare. Tre giornalisti a bordo, poi una dozzina tra commercianti, fornitori alimentari e pendolari di ritorno. Prendiamoci un caffè.
Il traghetto ha toccato l’Isola del Giglio dopo un’ora e in banchina c’era il sindaco ad aspettarci. Era insieme al comandante della polizia municipale, che ha due occhi molto azzurri e che risulta essere anche un bravo cuoco. La navetta per salire al Castello era l’auto del sindaco, dietro a una curva ho visto Montecristo incollata sull’orizzonte. Alle 9,30 abbiamo incontrato un po’ di gente in una sala: prima era la discoteca del paese. Negozianti, artigiani, la pro loco, agricoltori, le associazioni, albergatori, balneari: ci siamo confrontati per ore.
Per il Censis un italiano su due, deluso da una politica “che non decide”, ritiene che la soluzione a ogni male sia l’ascesa di un uomo forte al potere, che possa ignorare il Parlamento e le elezioni. Tre italiani su quattro non si fidano più degli altri. Uno su quattro ha litigato con qualcuno per strada. La metà di noi ha subìto una prepotenza in un luogo pubblico. Il consumo di ansiolitici e sedativi è aumentato del 23%.
Al Giglio quella mattina ho ascoltato voci per niente ansiose. Non sono interessati alla guida di un uomo forte: preferiscono lavorare insieme su problemi e idee, contribuire ognuno con il proprio talento, un coro senza solisti. È il respiro della collettività: sarebbe salutare per molti altri, a partire da chi ci governa.
Un paio di persone ci hanno detto: «Grazie di aver preso il primo traghetto, l’abbiamo notato. Sappiamo che cosa significhi alzarsi alle 4 per raggiungerci». Nessun uomo è un’isola ma una comunità può essere un arcipelago.
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