Gioco
Pensioni, da gennaio briciole in più aumento di 4 euro su mille di assegno
Sulla Gazzetta Ufficiale pubblicato il decreto per il calcolo della rivalutazione, fissato a più 0.4% per il 2020
La notizia era già stata comunicata ai sindacati nelle scorse settimane, ma la conferma ufficiale è arrivata solo con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 27 novembre: «La percentuale di variazione per il calcolo della perequazione delle pensioni per l'anno 2019 è determinata in misura pari a +0,4% dal 1° gennaio 2020, salvo conguaglio da effettuarsi in sede di perequazione per l'anno successivo».
Tradotto: dal 3 gennaio, primo giorno di paga del 2020, i pensionati italiani si ritroveranno un aumento dello zero virgola sul loro cedolino.
Tanto per fare un esempio: chi prende mille euro, se ne ritroverà 1004. In un anno, si tratta di 52 euro in più, compresa la tredicesima...
Chi prende l'assegno minimo di 513 euro, vedrà invece la sua pensione lievitare a 515,06 euro. 28 euro e mezzo in più in un anno, tredicesima mensilità inclusa. L’importo annuo sarà quindi pari a 6.695,91 euro.
«Una presa di giro», la definisce il segretario dei pensionati Cisl di Livorno, Carmelo Triglia.
Tant'è. Poteva andare peggio: perché nello stesso decreto è stato definito pure l'aumento relativo al 2019 - cioé alle pensioni riscosse finora - che è stato confermato all'1.1%, come stabilito un anno fa. Non ci saranno conguagli in aumento, insomma, ma neanche in diminuzione e i pensionati non dovranno restituire niente.
Tornando al 2020, la stessa percentuale dello 0,4% si applica anche alle pensioni sociali e all'assegno sociale Inps, come evidenzia in una comunicazione Patrizia Volponi, della Cisl nazionale. In particolare, secondo i calcoli della Cisl, la pensione sociale Inps rivalutata sarà di 378,95 euro, mentre l'assegno sociale Inps sarà pari a 459,82.
Attenzione, lo 0,4% in più non varrà per tutte le pensioni, dunque non tutti i pensionati godranno della rivalutazione completa: per effetto della Legge di Bilancio 2020, il meccanismo di rivalutazione del prossimo anno prevede - se non cambierà qualcosa in extremis - sei aliquote: 100% per i trattamenti pensionistici il cui importo complessivo sia pari o inferiore a 4 volte il trattamento minimo Inps, dunque sotto i 2052 euro; il 77% dello 0,4% per le pensioni con importi superiori a 4 volte e pari o inferiore a 5 volte il trattamento minimo (2565 euro); il 52% per importi superiori a 5 volte e pari o inferiori a 6 volte il trattamento minimo (3078 euro); il 47% per i trattamenti pensionistici il cui importo complessivo sia superiore a 6 volte e pari o inferiore a 8 volte il minimo (fino a 4104 euro); il 45% per importi superiori a 8 volte e pari o inferiori a 9 volte il minimo (4617 euro); il 40% per i trattamenti di importo complessivo superiore a quest’ultimo limite, cioè a 4617 euro di pensione mensile.
In pratica, un pensionato titolare di un assegno pari a 2300 euro, ricadendo nella seconda fascia, avrà un aumento non dello 0,4% (che equivarrebbe 9,2 euro) ma del 77% dello 0,4% per cui riceverà in più circa 7 euro (7,084 euro per l'esattezza).
Va ricordato che l’indice dello 0,4% è stabilito in via previsionale: ciò significa che tra un anno non è escluso che possa essere ritoccato, sulla base della variazione dell'indice generale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati al netto dei tabacchi, comunicato dall'Istat, con l’eventuale conguaglio nel 2021. —
Giulio Corsi
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