Il Tirreno

Livorno

«Siamo amici di Vallanzasca e Maniero» Arrestati prima di rapinare la banca

Stefano Taglione
«Siamo amici di Vallanzasca e Maniero» Arrestati prima di rapinare la banca

Da un mese i tre banditi stavano pianificando il colpo a una filiale di Vicarello: sono stati arrestati nel loro covo di Pisa

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«Allora, io sto dietro alle casse, te vai nell’ufficio del direttore per sbloccare il bancomat e tu stai coi clienti». Si erano organizzati nei minimi dettagli Maurizio Pozzati, Vittorio De Vincenzi ed Emanuele Filoramo. Il loro obiettivo, da un mese a questa parte, era rapinare la filiale di Vicarello del Banco Bpm, in via Marconi. E se non fosse stato per la prontezza dei carabinieri, che li stavano intercettando dopo che nelle scorse settimane avevano notato l’auto con una targa sospetta intestata a uno di loro, forse ci sarebbero riusciti.

«Che ricordi in carcere con Renatino Vallanzasca e Felice Maniero...». È venerdì 22 novembre. I tre banditi – Pozzati e Filoramo hanno 67 anni, abitano a Pisa, ma sono originari di Berra (in provincia di Ferrara) e Isola di Capo Ruzzuto, nel Crotonese, mentre De Vincenzi, 37 anni, è di Framura, nello Spezzino, e risiede Lavagna, in provincia di Genova – sono quasi davanti all’istituto di credito mentre, su un’auto appena rubata, si fregiano delle loro amicizie criminali.

Ma c’è un imprevisto. Fuori ci sono i carabinieri con una camionetta antiterrorismo. «Porca puttana, gli sbirri», «Eh ne abbiamo tre, quattro, cinque. E qui madama». C’è anche la polizia ad aspettarli. «Ci è andata di culo, porca puttana, ma ti rendi conto? Potevano essere più indietro, più avanti, proprio davanti lì. Meno male che non siamo arrivati prima, magari non c’erano e stava succedendo qualcosa, uscivamo stasera poi si mangiava in carcere».

Gli investigatori – coordinati dal procuratore capo Ettore Squillace Greco – li stanno ascoltando da un mese. Seguendoli in ogni loro movimento. La svolta arriva quando i carabinieri del Nucleo investigativo di Livorno, guidati dal maggiore Michele Morelli, sentono scarrellare una pistola. È il segnale che i banditi sono pronti a entrare in azione. È venerdì. Si presentano fuori dalla filiale su una macchina rubata qualche giorno prima a Stagno, sempre nel comune di Collesalvetti. Due passaggi andati a vuoto, visto che le forze dell’ordine sono lì proprio per evitare che entrino in azioni, che precludono l’arresto.

Così, stupiti e arrabbiati, vanno via. Si rifugiano nel covo pisano di via Paolo VI, vicino all’ospedale di Cisanello. È qui, mentre si sentono al sicuro e l’adrenalina è calata sotto i livelli di guardia, che finiscono nel carcere Don Bosco. Avevano comprato tutto l’occorrente per travestirsi e sfuggire alle telecamere i tre banditi, due dei quali (i più anziani) specialisti del crimine e gravati da 45 anni di carcere: calze da donna da indossare sulle braccia, passamontagna, occhiali, berretti e pure una maschera con la faccia di un anziano. La pistola, risultata finta, era la replica perfetta di una Glock.

Ma ora è finita. Quell’amicizia sbandierata con Vallanzasca, conosciuto nel carcere di Novara, e col capo della mafia del Brenta, non gli ha portato fortuna. Le indagini dei carabinieri – che hanno denominato l’operazione “Big Brolly”, in inglese “Ombrello bagnato”, dalla predilezione degli arrestati per mettere a segno le rapine mentre piove – proseguono per capire se in passato, in zona, ne abbiano compiute anche altre. —

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di Redazione web