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Porto, la svolta. La ministra: darò a Livorno i soldi per la maxi-Darsena
De Micheli non indica cifre. Ma Rossi: «Importante che ora il governo investa». Corsini (Authority): «Possiamo farcela a finire i lavori entro la metà del 2024»
LIVORNO. «Sono qui per dirvelo in modo anche formale e, diciamolo, forse solenne: il governo sosterrà il progetto della Darsena Europa. E quando parlo di sostegno, non mi riferisco solo a belle parole di incoraggiamento o a uno sprint nelle procedure. Lo tradurremo in concreto nelle prossime settimane affiancando la Regione Toscana sul fronte dei finanziamenti». Suonano come musica alle orecchie della comunità portuale livornese le parole della ministra delle infrastrutture Paola De Micheli nel cuore della Fortezza Vecchia: chissà quanto resterà in piedi il governo ma ecco che lei insiste a sottolineare Livorno come «il terzo porto del nostro Paese», ripete che «sono qui per questo», dice che «abbiamo chiaro il ruolo che può avere questo scalo». Poi: gli investimenti in infrastrutture «creano capacità attrattiva per investimenti nell’industria manifatturiera».
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Quanti soldi? La ministra gira al largo dalle cifre. Finora, nell’era di Renzi premier, Palazzo Chigi si era impegnato a metter sulla maxi-Darsena 50 milioni di euro. Mica tanto, visto che le casse dell’Authority hanno già accantonato già di più (55 milioni di euro) e che il governatore Enrico Rossi ha impegnato la Regione a tirar fuori cinque volte tanto nell’arco di vent’anni («siamo l’unica Regione in Italia a investire una tal montagna di quattrini nei porti»).
Per avere un’idea: tenendo conto del fatto che finora sono lì 305 milioni di euro e immaginando un investimento privato di 300 milioni, per arrivare a realizzare l’intera opera (compreso il terminal container) ci sarebbe bisogno di "altri 200 milioni di euro", dice il presidente dell’Authority Stefano Corsini. Tradotto: dovrebbe metterli Roma, così che il finanziamento di parte statale raggiungerebbe quota 250 (con i 50 già assegnati), lo stesso importo che si è accollata la Regione.
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Resta il fatto che «i giornalisti la notizia ce l’hanno», dice Rossi tornando con l’amarcord a «quando scrivevo gli articoli per Il Tirreno». E la notizia sta tutta lì: anche il governo apre i cordoni della borsa.E, siccome l’appetito vien mangiando, il presidente della Regione indica un orizzonte strategico: l’interporto di Guasticce come retro-porto, una sorta di "banchina lunga". Ma per farlo uscire dal recinto delle chiacchiere, c’è bisogno di: 1) far uscire la società interportuale dai guai finanziari (fatto); 2) creare l’integrazione con l’Authority (fatto); 3) costruire lo scavalco ferroviario che è la "direttissima" fra banchine e interporto (in corso). Ecco cosa manca: 1) c’è da completare il disegno infrastrutturale con l’allaccio fra interporto e i binari della Pisa-Vada; 2) occorre dribblare il nodo ferroviario di Pisa per collegare la costa all’Alta Velocità sulla dorsale Firenze-Bologna (dov’è in corso l’adeguamento delle gallerie appenniniche).
Era stato Corsini a tratteggiare l’identikit del progetto: fondamenta a 20 metri di profondità, fondali per ora a meno 16, 1.200 metri di banchina per una capacità di 1,6-2 milioni di teu. Pronta quando? «Metà 2024», scandisce il presidente dell’Authority (e incrocia le dita...).
E le lamentele di Pisa? Corsini manda segnali di ottimismo: le indagini - rileva - attestano che l’influsso è «tutt’al più sui primi 2-3 chilometri di litorale, anzi in certo modo lo "protegge"». Non solo: dall’escavo per portare i fondali a meno 16 salteranno fuori 5 milioni di metri cubi di sedimenti da utilizzare per i ripascimenti sul litorale pisano.
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In platea anche una delegazione dell’amministrazione pisana, salutata dal sindaco livornese Luca Salvetti. Chissà se è il segno che sono alle spalle le scaramucce dei giorni scorsi («abbiamo avuto un qualche scambio di vedute»): fatto sta che il progetto di espansione a mare - ricorda - «è sottoposto a valutazione d’impatto ambientale».
Ma, più che il ping pong con Pisa, è il clima di guerra continua all’interno del porto di Livorno a preoccupare Salvetti: «Bisognava tagliar corto con una fase di duelli a colpi di carte bollate». Per questo ieri mattina haavuto un faccia a faccia con il comandante della Capitaneria ammiraglio Giuseppe Tarzia e ha in agenda quello con i vertici dell’Authority. Obiettivo: costruire «un percorso di pacificazione» che a metà dicembre sarà presentato agli operatori. Già, perché l’espansione a mare è indispensabile per eliminare le strozzature del porto, ma perfino forse ancor più necessario è ritrovare il modo di farla finita con la conflittualità infinita sulle banchine.
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