Gioco
Neurochirurgo lo salva dalla sedia a rotelle «Così ho accompagnato mia figlia all’altare»
La gioia del viareggino Carlo Bergamini operato a Livorno: «È stato come un miracolo»
la storia
È stato come un miracolo, dice Carlo. Un miracolo frutto della speranza e della tenacia. Della fiducia in se stessi e negli altri. «Perché quando tanti medici ti dicono che non c’è più niente da fare e che sei destinato alla sedia a rotelle, rischi di perderti». Fino a che non trovi qualcuno che ti prende per mano. E ti dice che ce la farai, ad accompagnare tua figlia all’altare nel giorno più importante della sua vita.
Tutti noi abbiamo bisogno di persone così. Persone che ci aiutano e che lo fanno credendoci, al massimo delle loro possibilità. Per Carlo Bergamini, commerciante viareggino, quella persona è un neurochirurgo che opera all’ospedale di Livorno e che si chiama Matteo Capozza. Fa parte della squadra del primario Orazio Santonocito: anche loro sono i protagonisti della bella storia di Carlo e della sua famiglia.
Titolari di un negozio frutta e verdura in via Monte Pania, nel quartiere Migliarina, i Bergamini sono commercianti nell’anima. Gente che per una vita si è spaccata la schiena per spostare cassette e vuole continuare a farlo. Anche oggi che Carlo va per la settantina ed è sempre più difficile, perché la crisi ha picchiato duro sui piccoli esercizi commerciali di quartiere. Che fanno fatica a tirare avanti.
«No, non ci stava mio marito a finire in sedia a rotelle – racconta Alberta Chicchi, moglie di Carlo – Però da qualche tempo faceva fatica persino a spostarsi, non era più lui». Colpa di un problema vecchio di una ventina d’anni. Un’ernia al disco operata a quel tempo, ma la situazione si era evoluta in maniera negativa. «Mi dicevano che il dolore mi sarebbe passato, che sarei migliorato – afferma Carlo Bergamini – ma non è successo».
E a un certo punto quest’uomo orgoglioso, attaccato alla sua famiglia e al suo lavoro, si è sentito dire che a breve non sarebbe più stato in grado neppure di camminare. Lui, che voleva spostare le cassette. Lui che sapeva che sua figlia si sarebbe sposata e che, come tutte le figlie, voleva arrivare al sì sottobraccio all’amato papà.
«Abbiamo bussato a molte porte di ospedali, siamo stati anche a Milano – dicono Alberta e Carlo – La risposta era sempre la stessa: non ci sono possibilità, l’intervento inoltre è troppo rischioso e potrebbe essere fatale per il paziente. In effetti si trattava di un’operazione molto complessa, ma noi non volevamo arrenderci». Nel loro peregrinare i Bergamini trovano, alla fine, il sorriso di Capozza. Lui dice: sì, operiamo. E a febbraio scorso Carlo va sotto i ferri. All’ospedale di Livorno. dove la Neurochirgia si conferma un reparto d’eccellenza.
L’intervento riesce, ma Bergamini ha una caduta che lo costringe a tornare in sala operatoria ad agosto. Un episodio che sembra una ripicca del destino. Ma che, per fortuna, si rivela ininfluente. Carlo sta bene, ha un buon decorso dopo il secondo intervento chirurgico e il 6 ottobre, il giorno delle nozze di sua figlia Lisa, la accompagna all’altare. «Ho provato una grande emozione e una soddisfazione insieme – conclude Carlo – anche in negozio i clienti mi dicono che non mi riconoscono più... Ma stavolta in senso buono. Al matrimonio di mia figlia non ho dovuto neppure mettermi il busto, come mi aveva assicurato il chirurgo. Ora sono felice. E ringrazio, ancora una volta, il dottor Capozza, il primario Santonocito e tutta la squadra della neurochirurgia livornese». —
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
