Sicurezza
Guerra e pace, è la telenovela dei traghetti della Balena
LIVORNO. Con una istanza di fallimento aveva attaccato Moby il fronte dei “hedge fund” che aveva rastrellato sul mercato secondario (con forte sconto) una bella fetta del bond da 300 milioni, scadenza 2023 e tasso al 7,75%. Erano stati fondi come Cheyenne Capital, York Capital e Soundpoint Capital a rilevarne quote da Prudential, colosso britannico inizialmente fra i più esposti.
Respina l’istanza contro Moby. Ma, benché favorevole agli Onorato, la decisione dei giudici aveva richiamato la responsabilità sì degli amministratori ma anche del collegio sindacale se la società non avesse dato una brusca sterzata: non bastava continuare a puntellare il bilancio solo con la vendita di navi.
I fondi avevano mandato sia segnali di pace (evitando il ricorso contro il no al fallimento) sia un siluro con una diffida al pool di banche guidate da Unicredit: guai se avessero sbloccato l’ipoteca che avrebbe consentito agli Onorato di vendere ai danesi di Dfds due buone navi in cambio di traghetti di oltre 30 anni.
Vendita saltata e altissimo rischio guai per Moby che contava su quella compravendita per dare una boccata di ossigeno finanziario ai conti in affanno. Figuriamoci se poteva mancare un ulteriore round con uno scambio di cannonate fra Vincenzo Onorato e i vertici di Unicredit, con tanto di post al vetriolo sulla pagina Facebook dell’armatore che ogni volte raccolgono centinaia di commenti (spesso con i marittimi Moby in trincea con lui, contrapposti a utenti sardi che invece polemizzano). —
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