Gioco
Una lezione davanti al mare
L'editoriale del direttore - Perché l’anno accademico della Marina si apre con l’intervento di un neurochirurgo infantile? L'ho capito ascoltandolo, perché parlava di cervello ma anche di cuore
Lorenzo Genitori ha preso la parola al centro della palestra, sotto le grandi bandiere, davanti a tante alte uniformi e a un pubblico nel quale stazionavo anch’io. Perché l’anno accademico della Marina si apre con l’intervento di un neurochirurgo infantile? Perché il contrammiraglio Flavio Biaggi, comandante dell’Accademia Navale di Livorno, aveva invitato proprio questo luminare? Mi sono chiesto quale fosse il nesso, giorni fa, mentre percorrevo l’enorme piazzale, frastornato dal contatto, per me inusuale, con quel mondo di rigore. Me lo sono chiesto mentre le immagini di teschi e meningi scorrevano sui maxi schermi.
Il cervello dei bambini, ai quali salvare la vita. L’istruzione di chi andrà per mare rappresentando lo Stato. Non capivo l’intersezione, l’affinità. Centinaia di cadetti, fieri e seri, in silenzio, ascoltavano il professore. Usare i telefoni era vietato, ma ho trasgredito. Ho silenziato la suoneria, ho preso appunti: ed è lì che ho trovato il nesso. Era nelle frasi che il direttore del centro di neurochirurgia del Meyer di Firenze stava pronunciando. Raccontava della sua équipe chirurgica, ma le parole valevano anche per una nave. O per un giornale. Parlava di individuo e di squadra, di talento e di conoscenza.
«L’abilità è innata, ci serve per raggiungere obiettivi, ma non è lo scopo ultimo del tragitto formativo. “Eccellenza” è un termine chiaro ma, occhio, è spesso abusato. Bergson diceva: non agiremmo mai se non avessimo uno scopo. Abbiamo bisogno di motivazioni. Il capo è importante non per prendere decisioni, ma per indirizzare. Diamo più importanza ai nostri maestri. C’è un avversario, nel lavoro: è l’eccesso di confidenza. Libertà non significa uno-vale-uno. Significa, invece, poter scegliere un percorso».
Poi sono uscito. Davanti c’era il mare con l’orizzonte aperto. Credo che le ragazze e i ragazzi dell’Accademia abbiano compreso prima e meglio di me che quella lezione non riguardava “solo” i cervelli. Si occupava anche dei cuori.
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