Sicurezza
Elementari e asilo, tre casi di epatite A: profilassi per un centinaio di studenti
Livorno, il dirigente del circolo La Rosa informa le famiglie: «La Asl ha previsto vaccini preventivi alla classe coinvolta e alle 3 sezioni baby». Il primario Sani: «Trasmissione attraverso cibi e acque contaminate»
LIVORNO. Tra la scuola elementare e la materna sono stati vaccinati a scopo cautelativo un centinaio di bambini. Una profilassi obbligata dalla Asl al circolo La Rosa dopo la segnalazione da parte della scuola di 3 casi di epatite A, una malattia infettiva di origine alimentare.
«Noi abbiamo seguito le disposizioni dell’ufficio di Igiene Pubblica e nutrizione: la Asl ha queste responsabilità, compreso quella di definire le procedure da seguire e la scuola ne ha altre, come quella di informare le famiglie», a spiegare la situazione è direttamente il dirigente scolastico, Carmine Villani. E infatti martedì 19 novembre la scuola ha inviato l’informativa alle famiglie con oggetto: azioni di profilassi nella scuola. Si parla di “recenti casi di contagio verificatisi nel plesso e circoscritti a specifiche classi”.
Il dirigente si riferisce ai tre casi di epatite A, appunto (anche se nella nota informativa non è mai menzionato l’oggetto della profilassi), verificatisi alle elementari Lambruschini e alla attigua scuola materna Rosetta. «Essemdo bambini di fasce di età differenti - continua - la Asl ha adottato due diversi protocolli, ovvero nel caso delle Lambruschini è stato ritenuto dagli uffici competenti Asl di far vaccinare a scopo cautelativa la classe dove si sono verificati i casi e quindi i compagni che sono stati più a stretto contatto con quei due bambini». E va avanti: «Per la Rosetta, essendo studenti più piccoli con bambini che hanno necessità e bisogni differenti come quella di essere cambiati, è stato ritenuto opportuno fare una profilassi a tutte e tre le sezioni presenti per un totale di 75 bambini».
Il dirigente Carmine Villani si dice disponibile ad incontrare le famiglie che sentano la necessità di parlare e confrontarsi con lui per l’accaduto. «Non c’è da allarmarsi - precisa - Nell’informativa non abbiamo precisato che si tratta di epatite A perché ci siamo concentrati ad informare sulle azioni da fare, come ci ha indicato la Asl e, comunque lunedì ho in agenda una riunione con i rappresentanti di classi ma se anche altri genitori vogliono venire per confrontarsi con me ed espormi eventuali perplessità, io sono disponibile a parlare con tutti», puntualizza.
Nella nota informativa arrivata alle famiglie si spiega: “sono state seguite tutte le procedure previste dai protocolli medico-scientifici, con vaccinazioni a scopo cautelativo. La situazione è stata monitorata costantemente dalla Asl in tutti i suoi aspetti, concordando con la direzione scolastica le azioni da intraprendere”. Il preside si sente di escludere che la malattia possa essere stata contratta all’interno, a mensa tanto per intenderci. E chiude: «Parlo ovviamente non da medico, ma il buon senso mi porta a dire che se c’era qualcosa che non andava nei pasti serviti a mensa, ci sarebbero stati molti più casi in tutta la città, vista la diffusione del servizio di refezione scolastica. Quindi lo escludo».
Il primario di malattie infettive
«La trasmissione dell’epatite A avviene per via oro-fecale», spiega il primario di Malattie Infettive Spartaco Sani.
«Ciò significa che sono stati assunti alimenti contaminati o acque contaminate - aggiunge -. Anni fa ci trovammo davanti ad un’epidemia scatenata da una partita di mirtilli: non ricordo quale fosse la loro provenienza, ma si trattava di frutti di bosco congelati al cui interno era sopravvissuto il virus responsabile dell’epatite A».
Il reparto di Sani non è intervenuto per i casi riscontrati alle Lambruschini: «Se non ci sono casi clinici non veniamo coinvolti», spiega.
È vero tuttavia che 3 casi come quelli constatati finora rappresentano un numero dal punto di vista epidemiologico da non sottovalutare. «L’epatite A - aggiunge Sani - può essere curata a casa, senza problematiche, si tratta di una malattia a evoluzione sempre benigna. È rarissimo che dia grosse problematiche, spesso può essere asintomatica, altre volte si manifesta con l'ittero. Come si guarisce? Si aspetta l’evoluzione».
La malattia ha un periodo di incubazione che va da 15 a 50 giorni e, come dicevamo, un decorso generalmente autolimitante e benigno. È soprattutto nei bambini che sono frequenti le forme asintomatiche. Tra l’altro i pazienti guariscono completamente senza mai cronicizzare: pertanto, non esiste lo stato di portatore cronico del virus A, né nel sangue, né nelle feci.Il virus è presente nelle feci 7-10 giorni prima dell’esordio dei sintomi e fino a una settimana dopo, mentre è presente nel sangue solo per pochi giorni.
Tra gli alimenti più a rischio ci sono alcuni cibi crudi (o non cotti a sufficienza), soprattutto molluschi, allevati in acque contaminate da scarichi fognari contenenti il virus. «Tra le forme di precauzione nel caso di contagio c’è la vaccinazione dei conviventi», spiega Sani. In Italia sono disponibili due diversi vaccini che forniscono una protezione dall’infezione già dopo 14-21 giorni. La vaccinazione è raccomandata tra gli altri ai familiari di soggetti con epatite acuta A. Ma molto importanti sono pure le norme igieniche generali per la prevenzione delle infezioni oro-fecali: igiene personale, lavaggio e cottura delle verdure, molluschi ecc.
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