Il Tirreno

Livorno

Caos pronto soccorso mancano risposte fuori dall’ospedale

Marco Chimenti

Il problema non è solo l’aumento dei posti letto ma il trattamento adeguato di cronici e acuti 

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INTERVENTO

Due anziane persone, in un momento di loro particolare fragilità si rivolgono al Pronto Soccorso dell'Ospedale di Livorno per trovare risposta alle proprie necessità di salute. La struttura sanitaria in affanno non eroga una risposta adeguata alle giuste aspettative. I familiari, in maniera civile, portano i casi all'attenzione dell'intera comunità.

Che dire?

Vi chiediamo scusa, a nome dell'intera comunità livornese, di cui ci sentiamo parte. Per anni si è fatto esercizio di virtuosismi logici attorno alla questione “nuovo Ospedale si, nuovo Ospedale no” mentre il mondo andava avanti, i bisogni della nostra popolazione cambiavano, le risorse disponibili divenivano sempre più esigue, i traguardi della ricerca scientifica in merito alla cura ed all'aver cura proponevano nuovi orizzonti.

Nessuno pensi di poter imputare l'accaduto al capro espiatorio di turno: gli operatori del Pronto soccorso, il dirigente responsabile, il politico che si vuole porre nell'occhio del ciclone. Sarebbe troppo facile.

Tutti gli accessi al Pronto Soccorso di quel giorno erano davvero appropriati? Comunque vogliamo identificare i nostri codici, con colori o numeri, resta il fatto che molti accessi, forse, potrebbero essere trattati altrove, in un altrove che per la nostra città ancora non esiste!

Non si tratta di disattenzione quanto di miopia politica sedimentata nel tempo.

Conosciamo i termini, bandiere sgualcite dalla polemica ancor prima di sventolare: Servizi territoriali e di prossimità, Casa della Salute, Sanità di Iniziativa, centralità del Medico di Famiglia... questa ci piace, fa sentire intellettualmente emancipati, rassicurati. Non importa se si faranno o meno, basta parlarne.

Quando però, per la persona l'equilibrio si rompe, specie se in maniera repentina ed inaspettata, allora l'unico accesso facile e certo è il Pronto Soccorso: il bimbo caduto dallo skate, la nonna inciampata in casa, la febbre alta del neonato...

Poi la sirena di un'ambulanza che si spegne all'ingresso in Ospedale, un codice rosso: un incidente sul lavoro, un incidente stradale. E l'attesa, una lunga attesa. Siamo certi che debba funzionare così? Non occorrerebbe piuttosto alleggerire la pressione sul Pronto Soccorso come per altri versi sullo stesso Ospedale? Non sarà giunto il momento di decretare la fine del fenomeno “ospedalcentrismo”?

Non semplicemente l’aumento dei posti letto! Ma il trattamento adeguato delle forme di sofferenza sia acute che croniche. Risposte articolate e definite in base ai reali bisogni delle popolazioni, abbattimento della spesa contrastando le inappropriatezze a tutti i livelli e garanzia di finanziamento pubblico commisurato agli standard europei.

Dovremmo ritrovare la forza ed il coraggio che ci indusse, nel voler far vivere la nostra amata Costituzione, a dare vita ad una Sanità pubblica, universale, che reclamava il valore della “prevenzione”. Una buona azione preventiva palesa i propri frutti nel tempo, richiede amore per la propria gente, per le generazioni a venire, spirito di sacrificio ed altruismo. Senso dello Stato e delle Istituzioni.

Mentre guardiamo avanti, è troppo chiedere che in questa città e in questa regione si tornino a considerare con la opportuna passione i temi della promozione, della salvaguardia, della tutela della salute dei cittadini, ed il rispetto per la conoscenza? E' lecito chiedere che le scelte Politiche, Amministrative e del nostro vivere quotidiano, tornino sempre più a nutrirsi di visioni e di ideali restituiti alla comunità nel concreto dispiegarsi degli atti?

Marco Chimenti

Articolo Uno

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