Il Tirreno

Livorno

A 86 anni muore di New Delhi ospite della Rsa Passaponti

Giulio Corsi
La residenza per anziani di via Passaponti
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La residenza per anziani di via Passaponti

I familiari denunciano: «In ospedale e in casa di riposo non è mai stato isolato» Ma l’Asl smentisce: «Sono state seguite tutte le norme previste dalla legge»

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LIVORNO. «Mio cognato è morto di New Delhi, ma sia in ospedale dove è rimasto dieci giorni, sia alla Rsa Passaponti dove era ospite e dove è avvenuto il decesso, non è mai stato isolato, né io ho visto eseguire le procedure anti-contagio». . La denuncia, pesante, è di Sergio Pacini, autista sulle ambulanze della Misericordia di Antignano. «Quando gli addetti del servizio funebre sono arrivati a recuperare la salma si sono dovuti dotare di tutte le precauzioni possibili. Sono arrivati con lo scafandro, guanti fino ai gomiti, mascherine, sembrava che andassero sulla luna - racconta Pacini -. Ci hanno detto che i suoi vestiti saranno bruciati, ci hanno ridato il suo telefonino in una busta sigillata dicendoci di non toccarlo. È tutto giusto. Ma la stessa pericolosità di contagio non valeva anche quando era vivo? Perché è stato tenuto in mezzo agli altri malati in ospedale e agli altri ricoverati in Rsa senza alcuna precauzione?».

Ma l’Asl replica e smentisce l’accusa: «Al 2° padiglione il paziente è arrivato già colonizzato dal batterio ed è stato messo in isolamento funzionale (cioé con altri pazienti, ma seguendo le prassi previste, ndr). Lo stesso, secondo quanto ricostruito finora, è avvenuto alla Rsa».

Sfortunato protagonista della vicenda è stato Giuseppe Sorrentino, 86 anni: il pensionato da alcuni mesi aveva scelto di vivere nella residenza assistita Passaponti, tra piazza 2 Giugno e la Guglia. Stava bene, ma da scapolo, senza moglie e figli, aveva preferito passare gli ultimi anni della sua vita in una comunità. Alla fine dell'estate i primi acciacchi, problemi renali e polmonari, lo avevano fatto ricoverare a Medicina, ma si era ripreso ed era tornato nella Rsa.

A fine ottobre una nuova ricaduta e un nuovo ricovero. Dieci giorni al secondo piano del 2° padiglione e poi di nuovo le dimissioni. Era il 6 novembre. «Prima di rimandarlo nella Rsa il primario mi fece chiamare e volle parlare con me», racconta il cognato Sergio Pacini. «Andai in reparto e mi disse che Giuseppe aveva la Klebsiella pneumoniae, cioè il super batterio New Delhi».

Sabato scorso, dopo altri 10 giorni, Sorrentino è morto, nella casa di riposo. «Il suo quadro clinico era molto compromesso, aveva una broncopneumopatia cronica ostruttiva, la broncopolmonite, insufficienza renale. Per questo non possiamo dire che la causa della morte sia stato esclusivamente il New Delhi, per quanto esso abbia sicuramente fatto precipitare la situazione», evidenzia un altro parente, Leonardo Terreni, anche lui volontario della Misericordia.

«Il problema - aggiungono i due familiari - è legato all’isolamento: non è mai stato fatto, né in ospedale né in casa di riposo».

«Quando il primario di Medicina mi disse che aveva il super batterio, gli domandai se non fosse stato meglio che Giuseppe fosse ricoverato a Malattie Infettive e lui mi rispose che in effetti sarebbe stato meglio - racconta Pacini -. Di fatto però in reparto era con altri pazienti e noi non abbiamo mai visto segnali di isolamento o le precauzioni ad hoc per gli infetti».

Ancora peggio - secondo Pacini e Terreni - è andata alla Rsa Passaponti. «Quando fu riportato al ricovero, io andai ad avvertire che aveva il New Delhi, ma mi è stato risposto che loro non erano attrezzati per l’isolamento. E infatti nei primi giorni l’hanno tenuto insieme ad altri ospiti, mettendolo poi nei giorni successivi, in una stanzina a due, credo con un altro contagiato, dove poi è morto».

Dall’Asl tuttavia garantiscono che tutte le procedure sono state rispettate.

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di Redazione web