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Tre livornesi arrestati all’alba per una maxi frode fiscale
Ai domiciliari due amministratori e un’impiegata della società Energye Plastiche Sequestrati sei milioni di euro: l’indagine è stata condotta dalla procura di Prato
Sono stati arrestati ieri all’alba. Con accuse pesantissime: associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale e – limitatamente per due di loro, gli amministratori della società – utilizzo di fatture false. Il nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza di Livorno, guidato dal tenente colonnello Gabriel Baron, ha stroncato quella che il procuratore di Prato Giuseppe Nicolosi e la pubblico ministero Laura Canovai definiscono una «frode carosello», ovvero un collaudato sistema di scambi di beni tra diverse società allo scopo di evadere le tasse.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti sarebbero stati evasi 40 milioni di euro di Iva e omessi tributi di imposta per altri 20 milioni. Tre le aziende coinvolte, di cui una livornese: la Energye Plastiche di Antignano, con la sede in piazza 185° Reggimento artiglieria Folgore. In soli tre anni, stando alla ricostruzione degli inquirenti, avrebbe raggiunto un fatturato record di 25 milioni.
Tre le persone arrestate a Livorno dalla guardia di finanza, che ora si trovano agli arresti domiciliari: la quarantacinquenne amministratrice della società Federica Cirinei, suo padre Renzo Cirinei, di 73 anni e ritenuto il coamministratore di fatto della stessa azienda, oltre all’impiegata amministrativa Benedetta Cama, 31 anni. I Cirinei sono accusati anche di utilizzo di fatture false, mentre la dipendente solo di associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale. Sequestrati sei milioni di euro.
A partire da Livorno e Prato le Fiamme gialle hanno disarticolato un’associazione a delinquere dopo le misure di custodia cautelare disposte con un’ordinanza emessa dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Prato ed eseguite, su delega della procura della città toscana, dai nuclei di polizia economico-finanziaria di Prato (14 arresti) e di Livorno (tre). Scattati, inoltre, sequestri patrimoniali per 26 milioni di euro: 20 a opera dei militari pratesi, sei a cura di quelli labronici. La Energye Plastiche è un’azienda che si occupa di vendere e distribuire materie prime plastiche di origine araba in tutto il mondo, attiva nel settore “plastic and rubber raw materials”.
Secondo l’accusa nelle transazioni commerciali tra i fornitori comunitari (con sedi in Repubblica ceca e Slovenia) e le società rivenditrici (le altre due sono a Prato e Milano) erano fittiziamente interposti due ulteriori passaggi, attraverso fatturazioni alle “società cartiere” e da queste alle “società filtro”. Lo scopo era quello di spostare il debito Iva in capo alle “società cartiere”, di fatto inesistenti, che omettevano i versamenti d’imposta, rendendosi insolvibili nei confronti dell’Erario. Il ruolo delle “società filtro” – secondo la procura – era quello di creare ulteriori schermi di protezione, per rendere più difficile la ricostruzione del meccanismo illecito. Il sistema fraudolento avrebbe consentito di ridurre l’originario costo del prodotto «con un impatto devastante sul mercato» – scrivono in una nota le Fiamme gialle – potendo praticare prezzi di vendita fortemente concorrenziali e acquisire così un forte appeal commerciale nei confronti dei potenziali clienti che si occupavano della trasformazione delle materie plastiche». Le tre società coinvolte avrebbero quindi, secondo l’accusa, potuto incrementare in modo esponenziale il fatturato, passando da un volume d’affari complessivo, fino al 2013, di tre milioni di euro agli oltre 39 di fine 2017. —
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