Il Tirreno

Livorno

sanitÀ 

Mancano letti in ospedale: due 80enni 37 ore su una barella al pronto soccorso

Giulio Corsi

La denuncia dei familiari. «Dopo un giorno e mezzo mia madre è stata rimandata a casa perché non c’era posto»  

4 MINUTI DI LETTURA







Guiduccia Filidei ha 84 anni, è invalida al cento per cento, cardiopatica, ha un pacemaker, soffre di demenza senile, porta una protesi al ginocchio e non cammina. Domenica pomeriggio era a casa quando subito dopo pranzo, alle 15, ha avuto una sincope. I familiari hanno chiamato il 118 e un’ambulanza l’ha trasportata al pronto soccorso. Lì volevano ricoverarla ma in ospedale non c’erano posti letto disponibili. Alle 21 di lunedì, dopo trenta ore di attesa su una barella in un box del pronto soccorso, i medici hanno preferito dimetterla e rimandarla a casa.

Ivo Zanotti di anni ne ha 86: anche lui è arrivato al pronto soccorso in ambulanza. Si è sentito male all’alba di lunedì mattina, erano le 6. Attacco ischemico transitorio, è stata la diagnosi del medico del 118. Ieri pomeriggio alle 18, trentadue ore dopo il suo arrivo in via Gramsci, era ancora in attesa di essere ricoverato al 2° padiglione. «Non ci sono posti», si sono scusati con lui i medici.

Il suo inferno è finito alle 19, quando finalmente è stato portato al 3° padiglione, nel reparto di Neurochirurgia, in appoggio, in attesa che, forse oggi, si liberi un letto a Neurologia o a Medicina.

È la cronaca di due giorni drammatici al pronto soccorso, che purtroppo non rappresentano una novità e che tornano a riproporre con urgenza un problema mai risolto degli Spedali Riuniti: la carenza di posti letto.

MENO POSTI LETTO

DI TUTTA LA TOSCANA

«Livorno ne ha meno di tutti gli altri ospedali dei capoluoghi toscani in rapporto alla popolazione», ripetono da anni i sindacati: 2,4 letti ogni mille abitanti contro una media toscana di 3,3.

Ma la situazione è sempre la stessa e il problema si ripropone ogni volta che al pronto soccorso c’è un super-afflusso come quello che - spiega l’Asl - è avvenuto negli ultimi due giorni: 200 accessi, di cui 8 codici rossi e 19 ricoveri nella sola giornata di lunedì.

EMERGENZA CONTINUA

E così i casi della signora Guiduccia e del signor Ivo sono solo gli ultimi di una lunga serie, mentre il fantasma del picco influenzale previsto per fine dicembre e inizio gennaio si avvicina. L’Asl ha già pronto un piano di emergenza, con 10 posti letto in più di Medicina da aprire al 6° padiglione, quello che ospita Chirurgia, dalla parte opposta dell’ospedale.

Ma il problema, come si è visto oggi e con tante altre storie che abbiamo scritto negli ultimi mesi, non è limitato solo al periodo influenzale, ma ormai spalmato su tutto l’anno. Insomma, è un’emergenza continua. E le scuse dell’Asl attraverso il Tirreno, seppur apprezzabili, non possono bastare a far passare la rabbia ai familiari di Guiduccia, di Ivo e di tanti altri pazienti costretti ad attese infinite al pronto soccorso.

«Prima ci hanno detto che l’avrebbero ricoverata appena si fosse liberato un letto, poi dopo 30 ore ci hanno d’improvviso detto che la pressione era tornata a posto e poteva tornare a casa», racconta Alessia Damiani, figlia di Guiduccia Filidei.

stesso PANNOLONE

per un giorno intero

«In pronto soccorso le hanno fatto delle flebo, oltre all’elettrocardiogramma e alla analisi - continua la donna -. Dal punto di vista medico è stata seguita, ma per altri versi mia madre è stata abbandonata: domenica pomeriggio le hanno messo un pannolone, lunedì mi sono accorta che non glielo avevano mai cambiato; era inavvicinabile, povera mamma. Mi sono arrabbiata molto».

mancano gli holter

Anche Massimo Celanti, il genero di Ivo Zanotti ad un certo momento, lunedì sera dopo 12 ore in pronto soccorso, ha quasi perso le staffe. Non sapeva che l’attesa sarebbe stata ancora lunga: tutta la notte e tutta la giornata successiva, cioé ieri. «Quando è arrivato in pronto soccorso alle 6 di lunedì mattina mio suocero aveva la bocca semiparalizzata e il braccio tremante - racconta -. Gli hanno fatto la Tac e ci hanno detto che l’avrebbero mandato subito in reparto. Ma non c’erano posti. L’hanno tenuto seduto su una sedia in mezzo ad una stanza con tutti gli altri malati. Il neurologo ci ha detto che aveva bisogno di essere monitorato, ma non c’erano holter. Solo dopo un’animata discussione con i medici, miracolosamente l’holter è comparsi». Il giorno dopo, cioè ieri, è stato un altro calvario, fino a quando alle 19 è arrivata la notizia del ricovero, ma non nel reparto previsto. —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Toscana

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore