Il Tirreno

Livorno

«Comincia l’orientamento ma la Provincia non dà risposte»

Maurizio Sciuto docente del liceo Enriques

Il prof Sciuto sul futuro degli istituti e l’organizzazione dei nuovi iscritti  «Ammassare gli alunni con le rotazioni è inefficiente e inadeguato» 

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INTERVENTO

Comincia la stagione degli Open day e delle altre attività di orientamento per i futuri iscritti alle scuole superiori, e qualcuno si chiede: che cosa sta facendo la Provincia per affrontare l'anno prossimo il problema del sovraffollamento di alcuni istituti cittadini?

All'inizio di quest'anno scolastico l'amministrazione provinciale aveva lanciato una proposta: istituire un numero chiuso per alcuni indirizzi e spostarne altri da una scuola all'altra (uno dall'Enriques al Cecioni, un altro dal Cecioni al Niccolini-Palli). Un progetto macchinoso che è naufragato subito, non solo a causa della forte opposizione dei dirigenti e dei docenti degli istituti coinvolti, ma anche in seguito a uno spiacevole incidente di percorso: nel terminale ultimo di questi trasferimenti a catena, il Niccolini-Palli, sono venuti fuori problemi di cattiva manutenzione. Nei prossimi anni uno degli edifici di questa scuola sarà in parte inagibile per lavori di riparazione.

E ora? Dalle dichiarazioni della Provincia si evince che resta in campo soltanto una soluzione: ammassare gli alunni in esubero negli spazi oggi disponibili, ricorrendo al sistema della rotazione delle classi dalle aule ai laboratori alle palestre. Una soluzione di emergenza, che dovrebbe essere adottata solo in circostanze eccezionali, ma che, a causa dell'inerzia dell'amministrazione provinciale, in alcune scuole è diventata la regola. Una soluzione inefficiente: fa perdere molto tempo nei cambi dell'ora e inadeguata dal punto di vista psicopedagogico. Nel sistema scolastico italiano, la classe è una piccola comunità che vive l'aula come uno spazio familiare e rassicurante da “arredare” in base alle esigenze . Privare le classi di questo spazio crea un disagio. Piccolo, ma non irrilevante, se è vero che le classi frequentate da alunni con seri problemi di natura psicologica sono esentate dalla rotazione. Per non parlare del problema della sicurezza. Sulla base dell'attuale normativa è possibile stiracchiare con piccoli accorgimenti tecnico-burocratici la Scia antincendio fino ad autorizzare un numero di alunni superiore a quello ospitabile nelle aule ordinarie, ma una scuola sovraffollata è meno sicura di una scuola in cui gli alunni per la maggior parte del tempo sono collocati nelle loro aule.

Finora non ci sono stati incidenti, sicuramente non ce ne saranno in futuro, ma proviamo a metterci alle spalle l'Italia del ponte Morandi e non aspettiamo la tragedia per ottenere ciò che la classe politica ha il compito di garantire: strutture scolastiche degne di un paese civile. La classe dirigente della città, al contrario, affronta il problema dell'edilizia scolastica con la mentalità arretrata di chi ha fatto dell'emergenza una condizione permanente, invece di impegnarsi a offrire, come fa Emergency nei paesi più disastrati, servizi di alto livello. Aule sicure e bene attrezzate, una per ogni classe, in cui ospitare tutti gli alunni. E' questo l'impegno che i funzionari della Provincia, i dirigenti scolastici e la nostra classe politica devono assumersi a partire da domani.

Maurizio Sciuto

docente del liceo Enriques

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