Il Tirreno

Livorno

Cartello contro i disabili, bufera sulla “Stuzzicheria di mare” e spuntano nuovi messaggi minacciosi

Federico Lazzotti
Cartello contro i disabili, bufera sulla “Stuzzicheria di mare” e spuntano nuovi messaggi minacciosi

Livorno, dopo quello attaccato davanti al ristorante della Venezia pioggia di critiche ai proprietari che su TripAdvisor replicano: "Oh allezziti ma se fino a ieri mangiavi nei bussoli"

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LIVORNO. Un cartello celeste attaccato con lo scotch sulla pedana esterna del ristorante. Sullo sfondo il ponte della Venezia, oggi passerella verso l’ingresso della mostra dedicata ad Amedeo Modigliani e ieri simbolo del quartiere che – grazie ai fossi – è stato il cuore del commercio e il teatro dell’accoglienza «per mercanti di qualsivoglia Nazione» e religione. Il messaggio che si legge sopra il volantino è uno pugno nello stomaco al passato e al presente della città: la condizione di disabilità è usata come offesa e insulto contro chi, secondo l’estensore, (la proprietà parla di soggetti esterni al locale ndr) avrebbe presentato un esposto in Comune segnalando l’irregolarità della struttura del ristorante, inaugurato all’inizio di giugno.

Nel cartello, pubblicato sulla pagina Facebook della Stuzzicheria e poi rimosso, frasi dal tono minaccioso: «Secondo alcuni mo..…idi autoctoni (che hanno pensato bene di fare un esposto) – si legge –, noi della Stuzzicheria di Mare avremmo fatto costruire una pedana di tale fatta, senza avere preventivamente regolare permesso dal Comune di Livorno (e sicuramente non gratuito)». E ancora: «Il rammarico che noi abbiamo è questo: purtroppo circa 50-60 anni fa la scienza medica non aveva ancora inventato il Tri Test e l’amniocentesi, altrimenti avremmo volentieri consigliato ai genitori di cui sopra di farla bene e magari ripetere l’esame, e poi visti i miserevoli risultati non farne proprio di nulla». Non è chiaro se l’accusa sia rivolta a una persona con disabilità, più probabile che la disabilità sia invece usata come offesa punto e basta. Il messaggio è inquietante e non è passato inosservato tanto da sollevare una bufera sul locale. «Deve chiudere», hanno tuonato in molti. «Facciamolo fallire», hanno detto altri indignati.

È stata l’amministrazione comunale, per prima, a prendere le distanze dal cartello. «Ci uniamo allo sconcerto a cui hanno dato voce, in queste ore, tante persone colpite dal vergognoso messaggio che è apparso fuori da un locale della Venezia. È inaccettabile – prosegue la nota – che la condizione di disabilità sia evocata da qualcuno come un’offesa. Vogliamo condannare senza appello comportamenti come questi, che ci confermano la necessità di portare avanti un impegno forte e deciso per superare stereotipi e pregiudizi insopportabili».

Centinaia i messaggi di condanna nei confronti del locale. A cominciare da Lamberto Giannini, docente di storia e filosofia e soprattutto anima della compagnia teatrale inclusiva Mayor Von Frinzius: «Tutte le condizione umane – scrive – possono diventare oggetto di battute rabbiose dovute a situazioni emotive immediate, per questo non amo il linciaggio nel quale si tende a unificare errore ed errante, questo è diverso, qui si scrive, si pubblica (non è un post di getto), si pensa. Vuol dire che si è riflettuto prima di agire.

La Vergogna (scritto con la maiuscola) è insanabile». Aggiunge Jacopo Melio, simbolo delle battaglie contro la disabilità. «Ripetiamo tutti insieme Stuzzicheria Di Mare: usare parole riguardanti la disabilità (in questo caso la sindrome di Down) come forma di offesa e denigrazione, è sbagliato. Anche nei casi in cui si potrebbe avere ragione». Il sospetto però è che non si tratti di un caso isolato e che certe esternazioni esagerate per non dire offensive da parte di chi gestisce gli account del locale non siano una novità assoluta. Nelle varie conversazioni che si sono sviluppate sotto alla notizia del cartello attaccato sulla pedana esterna del ristorante sono saltati fuori altri messaggi dello stesso locale a clienti scontenti del servizio.

Ad esempio a un ragazzo che si lamentava, in particolare del fatto che sul vestito della fidanzata avessero versato del vino, il proprietario ha risposto in modo stizzito. «Una recensione fatta da chi viene nel nostro locale e mangia la pasta al pesto – scrive – vuole dire che sei peggio di un codice 104 (quello legato alla disabilità ndr) . Oh allezziti ma se fino a ieri mangiavi nei bussoli».  E in un altro caso – siamo al primo di agosto scorso – rispetto a una cliente che definiva immangiabili i tagliolini agli scampi lamentandosi pure del prezzo, il responsabile delle relazione esterne del locale ribatteva: «Era già troppo tempo che non rispondevo a un codice 104. Mi dici un po’ ’na osa: se non ti s’era accontentato la prima volta, ma la seconda chi ti c’ha chiamato?».

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