Gioco
Nogarin, l’ex sindaco si “ricicla” a Roma come consigliere politico del ministro D’Incà
Dopo la bocciatura delle Europee. «Io un trombato? Lo dice chi mi odia, ho preso 33.000 voti senza fare campagna elettorale»
COLLOQUIO
Andrea Rocchi
Filippo Nogarin è il nuovo consigliere politico del ministro D’Incà. La notizia di un incarico romano circolava da alcuni giorni. «In realtà sono diverse settimane che sono a Roma», ci tiene a precisare l’ex sindaco.
Federico D’Incà, 43 anni, è il ministro per i Rapporti col Parlamento del Conte-bis. Bellunese, lo lega col “Noga” un rapporto d’amicizia che dura da alcuni anni.
«Per la verità ho rapporti con tutti i ministri 5 Stelle del governo», puntualizza Nogarin.
Con D’Incà, però, il rapporto si è tradotto in un’opportunità di lavoro. Che dopo la doccia fredda delle Europee e la nomina mancata a sottosegretario, è un modo per restare in pista. Cosa fa a Roma?
«Ho un regolare contratto e sono alle dipendenze della Presidenza del Consiglio. Ho accesso a tutti gli atti che passano dal ministero».
Un “risarcimento” dopo le ultime bocciature?
«Macché. Quelli che mi odiano dicono che sono stato trombato. Ricordo che ho preso qualcosa come 33.000 preferenze per Bruxelles senza aver fatto un briciolo di campagna elettorale. La chiama bocciatura? Chi dice che sono stato trombato lo fa in modo speculativo».
E allora è arrivato D’Incà…
«Credo che il ministro avesse bisogno di un consigliere che ha maturato esperienza sul piano politico, nel rapporto con gli enti locali, con le società partecipate ma anche con le aziende private».
Una bella amicizia
«Vi svelo un aneddoto. Quando il 4 novembre gli è arrivata la telefonata D’Incà si trovava con me a Roma. Successivamente mi ha chiesto di poterlo aiutare, ed ho accettato volentieri. Pensavo in verità che mi impegnasse meno, ma devo stare 3-4 giorni alla settimana».
Ora fa parte di un governo giallorosso. Crede che questa alleanza di governo durerà?
«Non sono in grado di dirlo».
Lei però, innegabilmente, è stato tra i 5 Stelle quello più spostato a sinistra. Ricordiamo la sua posizione sull’apertura dei porti, le sue dichiarazioni in tema di diritti civili...
«Si, ma questa non è una questione di alleanze. Per me qualsiasi tipo di alleanza va bene se si rispettano gli impegni presi. Quando io, Virginia e Chiara (Raggi e Appendino, ndr) pubblicammo quelle dichiarazioni (sul caso Diciotti) volevamo dire qualcos’altro da quello che poi si è raccontato. E’ innegabile, infatti, che ci sia una diversità di trattamento da chi come un sindaco è esposto in prima persona e risponde con precisi atti e scelte di questioni importanti. Volevamo dire che in questo processo i sindaci non sono tutelati e volevamo porre l’attenzione su questa disparità di trattamento a vari livelli istituzionali. Non era un attacco a Salvini. Se poi mi chiedete come la penso, rivendico in pieno le mie posizioni in tema di diritti civili e politiche di accoglienza». —
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