Il Tirreno

Livorno

Una musica collettiva

di Fabrizio Brancoli
Daniel Barenboim dirige a Berlino la Sinfonia n.7 di Beethoven in occasione della caduta del muro
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Daniel Barenboim dirige a Berlino la Sinfonia n.7 di Beethoven in occasione della caduta del muro

La Sinfonia n.7 di Beethoven venne eseguita per festeggiare la caduta del muro di Berlino: è il simbolo dell’arte che diventa azione, trasmette coraggio, apertura e speranza. Ma la cosa che più conta è che questa grande musica va suonata insieme.

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Il 10 novembre 1989 è una data che non ricorderemo. È solo il giorno dopo. Il Muro è caduto, a Berlino, e i frantumi sono ovunque: nelle strade, nelle coscienze. Donne e uomini assediano ancora la barriera: sono i mauerspechte, “picchi del muro”, come uccelli insistenti strappano frammenti di Storia e li portano nei loro nidi. È un giorno di picconi, cemento, vernice, birra, abbracci. «Ora può crescere insieme ciò che si appartiene», proclama Willy Brandt. Le Trabant si mescolano alle Mercedes. E all’interno di una sala di Tiergarten, gli artisti discutono. Lontano dai rumori di fondo nasce una nuova colonna sonora. Quella del futuro.

I Berliner Philharmoniker sono l’orchestra più famosa del mondo. E anche la più democratica: il direttore lo eleggono i musicisti. Anche stavolta fanno un’assemblea; decidono che ci sarà un concerto improvviso, due giorni dopo. Le prove dirette da Daniel Barenboim durano 64 ore. Eseguiranno la Sinfonia n.7 di Beethoven davanti agli spettatori in estasi dopo lunghe ore di coda. L’ingresso, per gli abitanti della DDR, è libero. È uno dei più grandi concerti di ogni tempo.

Ricordate il Muro? Oppure ve l’hanno raccontato i libri, i film o un pezzo di Bowie? Il giorno delle brecce era ieri, 9 novembre. Il Tirreno l’ha celebrato con una prima pagina iconica e con un racconto che mette in gioco noi e il mondo. Io sono al Tirreno proprio dal 1989. Siamo orgogliosamente un quotidiano locale: quella mattina, prima che Berlino rimuovesse la cicatrice, raccontavamo una storia che accadeva a Prato. Un sacerdote era contestato, i parrocchiani non volevano fare la comunione con lui. Perché era nero. E di colpo quelle pagine non hanno più il respiro del passato perché certi muri sono caduti ma altri restano.

La Sinfonia n.7 è il simbolo dell’arte che diventa azione, trasmette coraggio, apertura e speranza. Ma la cosa che più conta è che questa grande musica va suonata insieme.
 

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