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Livorno è sempre il crocevia della droga: ecco com'erano nascosti i 300 chili di cocaina

Stefano Taglione
Livorno è sempre il crocevia della droga: ecco com'erano nascosti  i 300 chili di cocaina

Livorno, il carico partito da Itacoatiara con la nave oceanica danese Cap San Lorenzo. Il 26 lo scalo ad Algeciras, in Spagna, poi il trasbordo sulla portacontainer liberiana As Palina giunta a Livorno il primo novembre

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LIVORNO. Sono andati a colpo sicuro. Setacciando, il giorno dopo lo sbarco, proprio quel container fra i 120mila transitati a Livorno negli ultimi quattro mesi. Dentro 36 bancali di legname. E al centro, nascosti, quasi 300 chili di cocaina: 292,6 per la precisione, visto che i panetti rinvenuti sono 266 e ognuno pesa 1,1 chili. Con un valore commerciale spaventoso: 25 milioni di euro.

È giallo su dove fosse diretto il carico di droga sequestrato mercoledì dalla polizia di Stato: forse a Livorno avrebbe solo fatto scalo, visto che l’azienda di spedizione (straniera) responsabile di farlo recapitare era in attesa di ulteriori indicazioni sulla destinazione finale. Probabilmente, a giorni, sarebbe stato imbarcato su un altro traghetto cargo per un altro porto europeo, non italiano. Il nome della società non è stato reso noto dagli inquirenti, dato che il responsabile verrà sentito nei prossimi giorni e non è chiaro se fosse a conoscenza del contenuto milionario.

È stata una delle operazioni più importanti in Toscana quella messa a segno il 6 novembre dalla Squadra mobile, guidata dalla vicequestore aggiunto Valentina Crispi, dalla Polmare (presente con il commissario Luciano Lupi e diretta dal dirigente Alberigo Martino) e dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Per quest’ultima hanno lavorato il caporeparto antifrode Francesco Rapisarda e il caposezione antifrode e tributi, Ferdinando D’Argenio. La procura di Livorno ha aperto un fascicolo contro ignoti per detenzione ai fini di spaccio di ingente quantitativo di stupefacenti. Un’indagine che arriva a pochi mesi – era la fine di gennaio – dal sequestro della guardia di finanza labronica: 650 chili di coca. Impossibile, al momento, scovare l’organizzazione criminale (forse mafiosa) che c’è dietro. L’obiettivo ora è capire se in città o in porto vi siano dei basisti alleati con i narcos.

Sicura, invece, la rotta dei 300 chili di coca: partenza a metà a ottobre dal porto brasiliano di Itacoatiara con la nave oceanica danese Cap San Lorenzo. Il 26 lo scalo ad Algeciras, in Spagna, poi il trasbordo sulla portacontainer battente bandiera liberiana As Palina, giunta a Livorno il primo novembre. Quest’ultima è una “feeder”, cioè un cargo che smista in Italia le merci inviate dal Sud America imbarcandole in Andalusia. Dopo l’arrivo in Toscana, all’1.38 del 5 novembre, ha infatti ormeggiato a Vado Ligure, Civitavecchia e ieri a Salerno. Il carico è sbarcato nel nostro porto – forse per proseguire per un’altra destinazione europea – martedì stesso.

Poi è stato fermato, forse dopo una soffiata, e controllato mercoledì al Varco Zara. Sulla bolla di accompagnamento non c’era scritto nulla. Solo “legname” e “Livorno”. Un’etichettatura base da integrare nell’area di transito labronica, tecnicamente non ancora in territorio italiano, dallo stesso spedizioniere appena avrebbe ricevuto istruzioni, visto che gli inquirenti escludono che vi fossero autotrasportatori in attesa di riceverla qui in città. Si tratta di un carico purissimo di droga, come riscontrati dagli agenti della scientifica che l’hanno analizzato.

I poliziotti non hanno né denunciato, né tantomeno arrestato, nessuno. La droga è stata trovata in una cavità costruita in modo artigianale fra un gruppo di bancali accatastati uno sopra l’altro. Nella parte centrale i narcotrafficanti, o chi per loro, hanno ricavato un foro cilindrico con i panetti di cocaina. Andata a colpo sicuro, l’Agenzia delle Dogane ha controllato il container con uno scanner. Poi – dato che emergeva una sacca d’aria anomala – è stato ispezionato dalla Polmare e dai cani antidroga. Poi la scoperta. Con i 266 panetti, tutti con impressa una “H” di cui si sta cercando di interpretarne il significato. I quasi 300 chili di polvere bianca saranno presto bruciati in un inceneritore a Firenze.

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