Dedo entusiasma e commuove i visitatori «Finalmente è arrivato un evento così»
Già dalla mattina sono arrivati da tutte le parti della Toscana e da altre regioni per vedere i capolavori esposti Non è mancata la coda alla biglietteria. Il commento di alcuni: «Sembra di essere in una capitale, non a Livorno»
le impressioni
Simone Fulciniti
U no squarcio di sole illumina la piazza, pochi minuti dopo il taglio del nastro che apre ufficialmente la mostra dedicata ai cento anni dalla morte di Amedeo Modigliani. Ed è un via vai di persone che gravitano intorno ai Bottini dell’olio: c’è chi entra, c’è chi esce. In tanti si fanno una foto davanti al portale.
Uno dei primi ad uscire, si chiama Iuri Giusti. «Non potevo mancare, per salutare il ritorno a casa di Dedo, fin dal primo giorno. La fatalità ha voluto che oggi mi trovassi qui, visto che abitualmente lavoro a Bologna. La mostra è eccellente, emozionante, per i quadri di Modigliani le parole non sono sufficienti. Tornerò sicuramente, e la prossima volta porterò moglie e figlia». C’è anche il pittore Antonio Cristiano: «La mostra è fantastica , indiscutibile. Ma Livorno avrebbe dovuto farla anni fa. Difficile accettare il fatto che Modigliani possa essere rimasto per così tanto tempo un estraneo nella sua stessa città. Davanti ad un quadro ci puoi stare un giorno intero, ma non riesci a intuire quali potessero essere i suoi pensieri mentre lo realizzava».
Drettamente dall’Umbria, arriva la professoressa Mariella Morbidelli. «Molto interessante il livello storico; avendo abitato a Parigi conosco bene la zona di Montmartre, punto d’incontro di questi magnifici artisti. Sessantotto anni fa, ho fatto la prima elementare a Livorno, tornare è stato bellissimo».
In attesa di entrare, Elisa Vastola, studentessa. «Mi piace tanto l’accoglienza che regala la piazza appena arrivi. Io studio qui e ho potuto valutare i cambiamenti passo dopo passo. Non vedo l’ora di vedere la mostra, perché Modì è un artista che mi ha sempre affascinato».
Esce Roberto Russo, il presidente del premio Rotonda: «Un evento che fa bene alla cultura livornese. Una mostra che ci fa capire un artista, che non solo produceva, ma viveva. Le opere che fanno da corollario ci servono per fotografare l’epoca storica in cui Modigliani è vissuto. Ricostruire periodi, momenti, dei quali non abbiamo notizia, non è rimasto più nulla. Spero che possa essere l’inizio di un percorso importante per la città; tuttavia, l’arte, in futuro dovrà essere promossa anche da chi fa cultura».
Da Arezzo arriva Flora Cocchi: «A me è piaciuta molto, articolata benissimo. E’ stupendo ammirare le opere di Modigliani, ma anche di tutti gli artisti che fanno parte delle due collezioni. Ambientata nell’epoca giusta, mi ha permesso di capire bene i dettagli. Sono contenta di essere arrivata fino a qui, ne valeva davvero la pena». Con lei Marinella Rossi: «Un piccolo appunto: non c’erano in vendita i poster. Ci tenevo a prenderne uno».
Altro volto noto, l’eclettico artista labronico Federico Maria Sardelli che vive a Firenze: «Mi è toccato svegliarmi ‘avanti i grilli’ pur di non perdermi, l’inaugurazione. Una grande iniziativa, dopo anni , decenni, anzi dopo mai. Perché se provo a scavare nella memoria non trovo nessun evento artistico a Livorno di questa portata. Opere importanti e ben contestualizzate. Quando sei di fronte a un suo quadro, ti accorgi che dietro c’è una statura gigantesca, un modo di pitturare da pittore vero, degno allievo di Fattori».
Annarosa Fornasa è svizzera: «Sono arrivata senza aspettative, ed esco molto felice per essere venuta. Conoscevo bene lo stile di Amedeo, col collo e le facce allungate; non potevo aspettare per ammirare le opere dal vero, e non solo sui libri». Due croceristi tedeschi col biglietto in bella vista, attendono l’ingresso: «Mi piace tantissimo quello che sto vedendo di questa città – dice Margareth Mentzel, in un inglese perfetto – pulita e pronta per accogliere turisti. C’è armonia tra la parte più vecchia e quella moderna. Sono davvero impressionata. Non potevamo perderci questa occasione, di vedere dei Modigliani, che abbiamo già apprezzato in altri musei. Mi fa particolarmente impressione sapere che sono a Livorno, ove lui è nato e vissuto».
Il marito Reynald è un pittore: «Amo fare le copie. Ma nonostante la mia preparazione artistica, non sono mai riuscito a capire veramente quali fossero i colori precisi che il vostro concittadino usava nel realizzare i suoi capolavori. Sono davvero sfumature particolarissime. Spero che stavolta, vedendo le opere da vicino,possa raggiungere l’illuminazione».
Raggiante Giovanni Giorgetti: «Sarei venuto anche ieri, ma avevo da fare. Ho visto gente arrivata dal Messico per la mostra. Bellissimo, non sembra neppure di essere a Livorno ma in una capitale». Così come Emiliano Carrieri: «Finalmente qualcosa di grande nella nostra città. Non vedo l’ora di portarci mio figlio, merita veramente tanto».
Valdo Verreschi dalla provincia di Pistoia, è un altro talento pittorico che si diverte ad imitare le opere: «Sono appassionato di Modì, amo la biografia e il periodo parigino. Mi è piaciuto tanto quel contorno, che ha giustificato la sua storia. Un complemento necessario, di eccelsa qualità. Avrei voluto toccare i dipinti, per sentire l’anima, la ruvidità della pittura». Con lui la moglie, Sophie Musso: «Io sono francese e una parte del lavoro di Modì la conoscevo. Un pittore che amo tanto per la semplicità, la poesia, il modo col quale sfiora il cuore di una donna. Mi auguro che questo evento abbia tutto il successo che desidera».
Infine è la volta di Camilla Alderotti che lavora proprio al museo, ma quest’oggi si presenta in veste di semplice visitatrice: «Ben allestita, ben pianificata nel percorso. E c’è grande attenzione alla relazione tra questi artisti che hanno fatto la storia». —
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