Il Tirreno

Livorno

il sindaco salvetti  

«Un evento per le tre teste? Sì, ma dopo marzo 2020»

S.F.

Sono quelle che il collezionista Carlo Pepi ritiene siano vere e che sarebbero state donate dall’artista a un fruttivendolo e non gettate nei fossi  

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LIVORNO. Negli ultimi giorni, anche grazie ad un viaggio nei luoghi di Modigliani uscito sulle pagine del Tirreno, la città è tornata ad interrogarsi sulle tre teste, ritenute autentiche, tra gli altri dal collezionista Carlo Pepi, al momento bloccate nel caveau della Banca Etruria. Sarebbero quelle che la leggenda vuole fossero state buttate da Modigliani nei fossi ( e da qui poi la famosa burla del 1984). Tre gioielli (donate da Dedo a un fruttivendolo) che Livorno chiede a gran voce di poter ammirare. Nel corso della presentazione della mostra il sindaco Luca Salvetti ha spiegato: «Certo, possiamo pensare a un’eventuale esposizione, anzi abbiamo già cominciato a farlo con alcuni incontri. Quando pensammo al coinvolgimento di soggetti ed associazioni in questa avventura, qualcuno mi chiese questa cosa ed io risposi di sì, che esiste la possibilità di prenderla in considerazione».

In quella circostanza, al Cisternino di città, fu proprio Pepi a lanciare per la prima volta il sasso nello stagno. «Tutto possiamo fare - sottolinea il sindaco -, ma da marzo 2020 in poi. Perché le persone adesso, devono concentrarsi solo ed esclusivamente sulle bellezze che sono dentro il museo. Mi sembra doveroso. Credo che cominciando a mischiare le cose, il panorama potrebbe contaminarsi: l’effetto generale, finirebbe per cambiare, non rimarrebbe lo stesso».

Uno sguardo lungimirante, fondamentale per lo sviluppo del museo. «Tra le altre cose, l’investimento che abbiamo fatto su questo museo, è un investimento che punta ad un obiettivo. Il Museo della città, così com’era strutturato, secondo me sarebbe andato avanti con difficoltà: una mostra permanente, dopo che l’hai vista una, massimo due volte, difficilmente torni a vederla. Invece abbiamo pensato ad un allestimento che rimarrà a noi, per avere la possibilità, quando capiterà l’occasione di proporre altre mostre, altri artisti; per far vivere, nella maniera più intelligente questo luogo che è un bene incredibile». Più cauto invece Marc Restellini, che, alla domanda se nel caso di un’esposizione delle teste, sarebbe felice di tornare a Livorno per ammirarle, ha risposto con un semplice: «Non lo so». —

S.F.

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