Gioco
«Ho pianto quando sono arrivati i quadri»
Simone Lenzi alla mostra di Modigliani racconta come ha conquistato uno spazio nell’agenda delle collezioni ora esposte
«Sto vivendo una grande emozione, che segue quella indescrivibile a parole dell'istante nel quale scartarono il quadro della ‘Bambina in azzurro’, appendendola al muro. Ero presente, con tanto di lacrime agli occhi: nel vero senso della parola. Quando si ha la fortuna di vedere Modigliani da vicino, si capisce la sua grandezza e il fatto che fosse una spanna sopra a tutti». Queste le parole di Simone Lenzi, assessore alla cultura del Comune di Livorno, il giorno della suggestiva anteprima della mostra per il centenario della morte di Modigliani che apre oggi alle 10 al Museo della città (e chiuderà il 16 febbraio). Lui, l’assessore Lenzi, è uno di quelli che rimarrà nella storia per aver saputo intercettare un “buco” (come è stato definito nella presentazione) prezioso nell’agenda del professor Marc Restellini, il curatore della mostra: uno spazio che ha consentito alla città di poter abbracciare finalmente l'immensa opera del suo figlio più caro: Amedeo Modigliani. «Non mi considero un eroe - prosegue Lenzi-, bensì un piccolo borghese di cinquantadue anni, che non fa niente di eroico. C’era semplicemente un’occasione da cogliere, e se anche avrebbe richiesto un'importante fatica, e il super lavoro dell’amministrazione comunale, era senza dubbio giusto farlo. Tanti dicevano che la città non era pronta, ma questo ritengo non significhi nulla. La cosa bella che noi livornesi abbiamo è che nell’emergenza, nel poco tempo, sappiamo dare il massimo».Un trampolino di lancio: «Livorno deve tornare ad avere il posto che merita e noi dobbiamo essere straordinariamente orgogliosi della storia che abbiamo. Livorno non è una città come Pisa, o altre che possono contare su una imponente monumentalità da vendere - è andato avanti - Noi quello che abbiamo da dare agli altri è una storia unica, davvero straordinaria, fatta di individualità incredibili e Modigliani è una di queste. Ecco quali sono i nostri punti di forza, questo è quello che dobbiamo raccontare». Tra le sale del Museo della Città e le pareti sgargianti che ospitano un patrimonio di inestimabile valore, il sindaco Luca Salvetti si aggira raggiante. «Questa mattina (ieri mattina) - racconta - mia figlia mi ha chiesto se fossi emozionato, e gli ho chiaramente risposto di sì. Ma non perché da sindaco apro questo evento, che insieme alla giunta comunale abbiamo voluto fortemente; emozionato in quanto la mia città ha dimostrato in questi giorni di saper fare le cose importanti. Ed è la sensazione più bella che sento di provare in questo momento». Uno sforzo che sembra lunghissimo, ma in realtà ha avuto uno stretto respiro. «La fatica - continua il sindaco - è stata concentrata in poche settimane, due mesi o poco più; da quando l’assessore Lenzi ci presentò la grande opportunità. E con coraggio decidemmo di procedere in quella direzione. In quel preciso istante cominciò un lavoro nostro, certo, ma anche di centinaia di dipendenti comunali, di lavoratori di aziende e di cittadini. Tutte persone che hanno curato questa mostra e seguito l’evento come se fosse un qualcosa di personale. E forse è stato quello il segreto per essere riusciti nell’impresa». Adesso giunge il momento della verità. «Non ho aspettative sul numero di visitatori - conclude Salvetti - , l’ho sempre detto. Per me se ne verranno ventimila o duecentomila , sarà indifferente. Io mi aspetto che la mostra, sappia proiettare Livorno verso qualcosa di superiore». —
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