Gioco
Lilia Bottigli, maestra di tutte le maestre: «Premio alla carriera grande soddisfazione»
La funzionaria del Comune con i suoi trentasette anni di esperienza riceve il riconoscimento dalla Regione per il suo contributo all’infanzia
LIVORNO. «Il mio obiettivo era quello di riuscire a garantire la stessa qualità ai bambini, sia che frequentassero asili comunali sia che avessero scelto quelli privati: sono soddisfatta di averlo raggiunto». È, per così dire, la “maestra” delle maestre Lilia Bottigli. Nidi, scuole dell’infanzia e tutta l’organizzazione di 2mila baby studenti livornesi, degli educatori, degli insegnanti e degli operatori ausiliari non hanno segreti per lei che dopo ben 37 anni di carriera, a dicembre andrà in pensione. Ed il riconoscimento a quello che ha costruito in una vita dedicata alla scuola dei piccoli (e delle loro famiglie) è arrivato direttamente dalla Regione Toscana, per lei che oggi è responsabile del sistema integrato infanzia 0/6 del Comune di Livorno.
PREMIO ALLA CARRIERA
«È un riconoscimento che mi ha fatto molto piacere: appena mi hanno consegnato questo premio alla carriera mi sono sentita vecchia, poi ne ho apprezzato tantissimo il senso», continua lei che è tra le sei toscane premiate per aver dato un importante contributo al sistema regionale per l’infanzia. Lontano il tempo in cui, vincendo un concorso pubblico, venne assunta in Comune come educatrice di nido, prima a quell’asilo che si chiamava La Giostra e poi alla Coccinella. Era il 1982. Poi la “scalata”, sempre mettendosi alla prova con concorsi e selezioni. «A me piaceva tanto stare con i bambini: nessuno nella mia carriera mi ha mai regalato niente e mi sono guadagnata tutto studiando e vincendo concorsi», ci tiene a sottolineare con grande orgoglio. La svolta arriva negli anni Novanta. «Ho partecipato ad un concorso esterno per funzionario sociopedagogico e sono arrivata prima».
LA MIA SFIDA
E da lì, dalla vittoria della selezione, Lilia Bottigli ha cominciato a costruire. A cercare di contribuire, concretamente, al sistema degli asili. Una missione. Una sfida non facile. «Sfruttando l’input normativo io e il mio team siamo riusciti a costruire con non poca fatica un sistema integrato pubblico-privato che funziona, un sistema di strutture che dialogano in modo paritario e che garantiscono la stessa qualità ai bambini», racconta. E ripensando a quegli anni: «È stata una battaglia». Una battaglia, che come in tutta la sua carriera, ha combattuto con decisione. «La decisionalità è uno dei punti fermi, non è autoritarismo come spesso ho sentito dire nei miei riguardi: in ogni processo qualcuno, alla fine, nel rispetto dei ruoli, deve decidere e io l’ho sempre fatto, dopo aver ascoltato. Chi è autoritario non ascolta, e questa è la differenza sostanziale»
CON I GENITORI
Bottigli si guarda indietro. “Le medaglie” che sempre si porterà dentro sono anche quelle relative ai percorsi organizzati per le famiglie. «Una delle cose più belle che ho fatto è stato attivare i percorsi di educazione familiare e sostegno alla genitorialità». In quello che Bottigli ha fatto c’è pure un primato. Che le piace ricordare: «Sono stata la prima a farli a Livorno e anche in Toscana dalla fine degli anni Ottanta. Ogni anno». Pensa alle famiglie che, negli anni, sono state coinvolte: «I genitori che hanno partecipato li ricordano ancora, quando mi incontrano mi riconoscono e me lo dicono. È stata una esperienza entusiasmante, fatta con un gruppo di educatrici ed insegnanti entusiaste anche loro». La carriera, i ruoli, le responsabilità che cambiano. Bottigli, prima “operativa sul campo”, è andata come funzionaria in prima linea su un altro settore, la gestione del sistema: «In questa fase dovevo applicare le nuove normative e reperire risorse finanziarie, quindi non ho potuto più condurre interventi direttamente ma ho continuato a progettarli». Ma questa esperienza ne ha generata un’altra. «È stata anche l'esperienza che ha iniziato ad arricchire la professionalità di educatrici ed insegnanti (dei bambini) verso la formazione degli adulti e la "presa in carico" delle famiglie nella loro interezza e complessità. Cosa diventata essenziale, per i servizi dell’infanzia di qualità».
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