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Il Tribunale boccia la confisca delle case nella Stecca Benetti
Livorno, i giudici del Tar accolgono il ricorso dei proprietari contro l’amministrazione: «Non c’è stata una lottizzazione abusiva per i cinquantadue appartamenti»
LIVORNO. La Stecca Benetti a Porta a Mare «non è una lottizzazione abusiva». È possibile – è vero – che alcuni dei proprietari abbiano usato nel corso degli anni gli appartamenti di via Edda Fagni non come foresteria ma cose civili abitazioni – come disponeva il piano particolareggiato del Comune – ma certo è che non c’è stato un cambiamento complessivo della destinazione d’uso e dunque uno stravolgimento urbanistico della zona. Due elementi necessari per provare l’abuso. Ecco perché il tribunale amministrativo di Firenze ha accolto il ricorso dei cinquantadue proprietari che un anno fa – era l’ottobre 2018 – si erano visti recapitare l’ordinanza dell’amministrazione con cui veniva avviato il procedimento di confisca degli alloggi.
È un nuovo colpo di scena quello scritto dai giudici del Tar nella sentenza depositata il 30 ottobre. Una battaglia legale che nel corso degli anni ha attraversato la giustizia penale (il procedimento è stato archiviato per prescrizione) e adesso quella amministrativa che nonostante questa sentenza potrebbe avere ulteriori strascichi nel caso in cui l’amministrazione decidesse di impugnare.
A rivolgersi al tribunale amministrativo, nel primo dei numerosi ricorsi presentati, sono stati due proprietari rappresentati dall’avvocato Giancarlo Altavilla. Spiegano i giudici. «Il Comune di Livorno ravvisa l’abuso lottizzatorio proprio nella modifica di destinazione d’uso impressa agli alloggi ricavati nella “stecca Benetti”, i quali, anziché essere unitariamente utilizzati come foresteria a servizio dei cantieri navali Azimut-Benetti da parte di soggetti appartenenti alle categorie indicate dalla disciplina urbanistica di zona (maestranze interne, tecnici degli armatori committenti, equipaggi di navi in rimessaggio, allievi della scuola nautica), sarebbero stati frazionati e venduti a soggetti non rientranti in queste categorie, per venire poi destinati a usi incompatibili con la destinazione prescritta dallo strumento urbanistico».
Per farla breve gli elementi di irregolarità riguarderebbero dunque due fattori: l’attività di frazionamento e vendita effettuata dall’originaria proprietà degli alloggi con i singoli acquirenti, e la destinazione impressa agli alloggi dagli attuali proprietari. Bene, scrivono i giudici accogliendo il ricorso. «Va preliminarmente escluso che le destinazioni d’uso previste per la “stecca Benetti” dal piano particolareggiato del 2003 comportassero, a carico della proprietà dei cantieri navali, un qualche divieto di frazionamento e alienazione a terzi degli alloggi adibiti a foresteria». Tanto che «la suddivisone delle porzioni di fabbricato destinate a foresteria in alloggi separati e autonomi era prevista come tale già dal progetto definitivo della “stecca” approvato dal Comune, nel quale le unità abitative venivano descritte come “appartamenti”».
In altri termini – è la conclusione – il contenuto del contratto di acquisto dell’alloggio non consente di ricavare in modo inequivoco la volontà lottizzatoria delle parti, come richiesto ed, anzi, attesta l’esatto contrario: in particolare, l’impegno assunto dagli acquirenti di garantire il rispetto della destinazione urbanistica a foresteria, il piano particolareggiato, svuota di significato ogni possibile elemento indiziario della lottizzazione evidenziato dal Comune, a partire dall’accatastamento degli appartamenti nella categoria A/2 (civili abitazioni ndr)».
C’è poi un passaggio che somiglia a una tirata d’orecchi da parte dei giudici nei confronti della confisca voluta dal Comune. «Nessun concreto principio di prova riguardo alla lottizzazione abusiva – si legge nella sentenza – è stato fornito dal Comune, la cui iniziativa si esaurisce nel tentativo, arbitrario, di estendere alla generalità dei proprietari le condotte accertate a carico solo di alcuni, per arguirne in via di automatismo astratto la dimostrazione dell’avvenuta lottizzazione abusiva dell’area».
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