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Moby, altra bordata contro Unicredit: «Dalla banca notizie fantasiose»

Moby, altra bordata contro Unicredit: «Dalla banca notizie fantasiose»

Il gruppo replica all’istituto sull’accordo saltato coi danesi di Dfds per la vendita della Aki e della Wonder che avrebbe portato in cassa 70 milioni. E Onorato cita Mandela definendosi "un sognatore che non molla"

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LIVORNO. «A volte il vincitore è semplicemente un sognatore che non ha mai mollato». Vincenzo Onorato cita Nelson Mandela sul proprio profilo Facebook. E questo basta per rendere l’idea di quanto il momento sia delicato per Moby e per l’intero gruppo armatoriale che gestisce anche Toremar ed ex Tirrenia. L’ex presidente sudafricano ha resistito per anni alla prigionia negli anni dell’Apartheid. Onorato, invece, deve resistere alla pressione del mondo finanziario.

Dopo lo scontro con i fondi titolari del bond da 300 milioni di euro in scadenza nel 2023, disinnescato (almeno per il momento) dal tribunale di Milano che ha respinto l’istanza di fallimento nei confronti della compagnia di navigazione, si è aperto un nuovo fronte con la banca d’affari Unicredit, ritenuta responsabile dal Gruppo Onorato di aver fatto sfumare lo scambio di traghetti con la compagnia danese Dfds. Una transazione che, con un valore di circa 70 milioni di euro, avrebbe assottigliato notevolmente l’esposizione bancaria della società. Ma la banca non ha “liberato” le ipoteche sulle navi Moby Aki e Moby Wonder, parte del patrimonio a garanzia dei bondholders, e i danesi di Dfds si sono tirati indietro.

Onorato ha minacciato azioni legali nei confronti dell’istituto bancario che si è difeso, paventando a sua volta una richiesta di risarcimento danni e ricostruendo quanto accaduto in una lunga e articolata lettera inviata alla compagnia e pubblicata dal Tirreno. «Liberare le ipoteche non era possibile – hanno scritto da Unicredit – non capiamo su quali basi possiate imputarci una responsabilità per i danni derivanti da possibili vostri inadempimenti nei confronti di Dfds, posto che avete negoziato termini e condizioni in totale autonomia, senza tener conto dei tempi dell'istruttoria dovuta per la liberazione delle garanzie. Istruttoria peraltro da compiere – fa notare la banca – in un momento in cui vi era grande attenzione da parte dei creditori sulla situazione del gruppo». .

La replica di Moby è stata immediata. E molto dura. La compagnia attribuisce a Unicredit la diffusione nella lettera di «fantasiose notizie altamente distorsive della realtà». In particolare, secondo la compagnia di navigazione, «Unicredit non ha mai dato comunicazione a Moby di una “diffida” inviatale dai bondholders né, tantomeno, ne ha fornito copia». La banca, inoltre, «ha avuto e sta avendo un atteggiamento palesemente dilatorio nella vicenda».

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Il muro contro muro, insomma, prosegue tra la compagnia di navigazione e una delle più grandi banche di investimento d’Italia. «Unicredit – prosegue Moby – nonostante i numerosi solleciti a lei rivolti, ha scientemente fatto scadere il termine ultimo per l'esecuzione dei contratti di compravendita, fissato al 25 ottobre, ovvero ben 35 giorni dopo la richiesta di assenso alla cancellazione delle ipoteche».

«In particolare – lamenta Moby – si legge nella lettera di Unicredit che l'istruttoria dovuta per la liberazione delle garanzie è peraltro da compiere e in seguito che Unicredit, nella qualità di security agent, si è immediatamente attivata per la fase di istruttoria funzionale alla delicata e complessa valutazione e poi ancora che l’istruttoria è proseguita in maniera serrata». «Delle due l'una – conclude Moby – o l'istruttoria è ancora da compiere o Unicredit si è prontamente attivata». Per la Balena Blu «tale comportamento di Unicredit – è la conclusione di Moby – ha determinato la risoluzione dei contratti di compravendita da parte di Dfds ed è pertanto Unicredit l’unica responsabile di tutti i danni che sono stati e saranno causati».


 

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