Gioco
«Mio figlio di dieci mesi ha atteso tre ore per la visita»
La protesta di un giovane padre «Quando ho protestato mi hanno risposto dicendomi che se volevo potevo andare da un’altra parte. Incredibile»
LIVORNO. Ha passato tre ore e mezzo al pronto soccorso insieme al figlio di 10 mesi. «E quando sono andato a protestare – racconta il babbo – l’infermiera del triage mi ha risposto che “Se volevo potevo andare da un’altra parte”. Io rispetto il lavoro di tutti, sia chiaro, ma mica è una pizzeria che posso scegliere dove andare a mangiare. È un ospedale pubblico, l’unico della città».
Simone Pellino è esausto. Ha passato una notte in bianco. È tornato a casa alle 2.30 della notte, con il suo bambino che aveva trascorso il tempo a vomitare. Non sapeva cosa avesse, per questo ha deciso di chiedere un consulto ai pediatri dell’ospedale labronico. Ed è arrabbiatissimo. «Era poco reattivo, per questo alle 21.45 abbiamo deciso di andare dai medici e dagli infermieri di viale Vittorio Alfieri – racconta – ma non sapevamo che potesse succedere ciò. Siamo rimasti in sala d’attesa fino all’una. Poi lo hanno visitato. Nel frattempo comunque avrebbero dovuto verificare le sue condizioni, dato che era un codice tre (l’ex codice verde ndr) che prevede una valutazione del paziente ogni ora. A maggior ragione, dico io, se si tratta di un bambino di dieci mesi».
Sicuramente, in quel momento, al pronto soccorso c’erano parecchie urgenze. Con il personale probabilmente ridotto all’osso, come hanno evidenziato i numerosi allarmi dei sindacati sui troppi pensionamenti e le mancate assunzioni. Ma in un reparto di urgenza è un disservizio che pesa come un macigno, in particolar modo verso una famiglia che ha un bambino piccolo e che sabato scorso (i fatti sono accaduti venerdì 18 ottobre ndr) «dopo cinque minuti di visite che non hanno cambiato nulla» ha deciso di ricorrere a un pediatra. «Al pronto soccorso ho avvertito la disorganizzazione più totale – conclude il padre – comprovata dal fatto che nonostante l’obbligo di legge di verificare ogni ora le condizioni di un paziente in codice tre, questo non è mai avvenuto. Poi dall’accettazione mi hanno risposto come se fossi al ristorante, dicendo che avrei potuto andare via. Alla fine andremo tutti a Cisanello...». —
S.T.
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