Il Tirreno

Livorno

progetto-pilota 

Ecco la scuola di baby robotica A 5 anni si gioca a programmare

M.Z.

Gli organizzatori citano uno studio Usa: due bambini su 3 adesso alle elementari faranno da grandi un mestiere che ancora non esiste. Imparare con Minecraft

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. L’immagine-simbolo è quella di un bimbo sorridente che guarda verso il cielo con gli occhialoni da aviatore anni trenta: il braccio verso il cielo come un super-eroe pronto a spiccare il volo. A portarlo lassù, nel blu dipinto di blu dei suoi sogni, è la fantasia che si materializza nelle buffe ali di cartone nastrate con lo scotch ma, in realtà, sta in quel che ha nella sua testa. Curioso è che la fantasia e la creatività siano associate ai robot: stiamo parlando di RoboCode, un centro nato a Livorno sotto il segno della robotica baby.

«Due bambini su tre fra quanti oggi sono alle elementari farà da grande un mestiere che oggi ancora non esiste», dicono dal quartier generale di RoboCode citando Cathy Davidson, la visionaria prof americana che fa la “preparatrice di futuri”. Fra i “nativi digitali” c’è un grande potenziale perché «possiedono competenze informatiche già disponibili» da innescare con un requisito fondamentale: la curiosità.

«Creiamo percorsi digitali per l’apprendimento creativo, – dice Giulio Marfori, uno dei giovani del team – l’approccio è quello della programmazione per blocchi a misura di bambino a partire dai 5-6 anni per arrivare fino ai quattordicenni. E non mi riferisco ai piccoli geni: si basa sul gioco per accrescere il potenziale di qualunque bambino. Come? Puntando su modalità soft per l’alfabetizzazione: passo dopo passo c’è da prendere dimestichezza con i linguaggi di programmazione, imparando a scrivere le istruzioni che permettono alle “macchine” di funzionare. Soprattutto lo facciamo in modo giocoso».

A far decollare questa novità – che ha già all’attivo corsi e summer school – è la fondatrice Gloria Zanichelli, visual designer con esperienza trentennale nella formazione, origini bresciane e livornese d’adozione. Al suo fianco una squadra di giovani talenti provenienti dall’Iti (Valentina Venturini, Giacomo Faccini e Rachele Nannipieri) insieme alla formatrice Giulia Nassi mentre Alessandra Bonelli e Giulio Marfori sono al marketing.

Per una singolare coincidenza, la sede è alla Porta a Mare, al civico 35 di via Edda Fagni (info: 391 3111662, www.robocode.it): a poche centinaia di metri dal polo hi-tech della biorobotica targata Sant’Anna allo Scoglio della Regina e dagli yacht ipertecnologici di Azimut Benetti. In un co-working dove convivono differenti imprese, ciascuna nel proprio spazio ma tutte insieme, in uno spazio del Daxolab di Darya Majidi, curriculum da studiosa di intelligenza artificiale, imprenditrice tecno-femminista, vicepresidente di Confindustria e assessore nella giunta Cosimi.

RoboCode è una start-up partita da Livorno nell’estate 2018, ora ha uno zampino a Firenze all’ “incubatore” delle Murate: è un progetto-pilota che ha qualche esperienza similare fra Lombardia e Nord-Est ma è una novità a sud dell’Appennino.

Una “scuola” che usa metolodogie poco “scolastiche”: nel senso che punta sull’apprendimento mediante gioco. Lo spiega Zanichelli: «Immaginate di giocare al videogioco che voi stessi avete progettato: il sogno di tutti i bambini. Adesso può diventare realtà. Il nostro metodo formativo si basa sul design thinking che non è solo la semplice trasmissione di informazioni di saperi ma un vero e proprio processo creativo in cui i bambini possono imparare divertendosi. Si utilizzano competenze trasversali come lavoro di gruppo, problem solving, pensiero laterale, logica e comunicazione».

In concreto, ci si basa sui videogiochi preferiti dai bambini da preparare con il linguaggio semplificato di Scratch per dare ai vari personaggi forme, caratteri e poteri. Oppure si usa Lego WeDo 2.0 per creare mini-robot per le sfide e ci si basa su Minecraft per costruire un mondo virtuale da condividere in rete con altri amici.

I corsi sono infrasettimanali o nel weekend, ciascun incontro dura un’ora e mezzo o talvolta due, distinguendo fra livello base e livello avanzato. A novembre è stato messo in preventivo un percorso di cinque incontri fra Minecraft, Scratch e Lego. Il mese successivo, “in vista del Natale”, si punterà sul tinkering, una sorta di “pensare con le mani” equivalente a qualcosa di simile a un bricolage digitale. Per febbraio invece è in cantiere un progetto per youtuber così da imparare in modo più consapevole le tecniche per fare video e poi editarli. Dedicato a bambini e ragazzi ma rivolgendosi anche a adulti che intendano alfabetizzarsi in questo campo con l’idea di “imparare facendo”. L’orizzonte: far crescere la cultura scientifico-tecnologica nel nostro Paese, ma l’acronimo che qui va per la maggiore non è “Stem” come nell’ultima frontiera delle scuole superiori (science, technology, engineering, mathematics). La chiamano “Steam” per aggiungere l’idea che lì, in mezzo a robot e codici di programmazione, c’è anche spazio per la “A” di arte (e creatività).

M.Z.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'approfondimento
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini