Gioco
Unicredit contro Vincenzo Onorato: «Le sue accuse gravi e infondate»
L’armatore di Moby aveva incolpato la banca per lo scambio di navi sfumato con la compagnia Dfds
LIVORNO. «Accuse gravi e infondate». Unicredit respinge l’attacco di Moby Lines e di Vincenzo Onorato. L’armatore aveva annunciato azioni legali nei confronti della banca, ritenuta responsabile per aver fatto sfumare lo scambio di traghetti tra Moby e la compagnia di navigazione danese Dfds. Una transazione da 70 milioni che avrebbe contribuito ad assottigliare notevolmente l’esposizione bancaria della società. . In una lettera inviata ai vertici della compagnia di navigazione che l'Ansa ha visionato, l'istituto bancario in qualità di security agent, sottolinea invece che «sono in corso analisi approfondite circa la valutazione del danno arrecato, nonché alla individuazione delle idonee azioni dirette alla tutela della reputazione» della banca, dei propri funzionari e «degli interessi dei propri soci».
Insomma, se Onorato minaccia di coinvolgere gli avvocati, Unicredit fa lo stesso. Nella lettera l’istituto ribadisce che «nessun addebito può essere fondatamente mosso» alla banca e quindi respinge «qualsiasi pretesa risarcitoria». «Al riguardo, tra l’altro, – scrive l'istituto alla compagnia di navigazione – non capiamo su quali basi possiate imputarci una responsabilità per i danni derivanti da possibili vostri inadempimenti nei confronti di Dfds, posto che avete negoziato termini e condizioni in totale autonomia, senza tener conto dei tempi dell'istruttoria dovuta per la liberazione delle garanzie. Istruttoria peraltro da compiere – fa notare la banca – in un momento in cui vi era grande attenzione da parte dei creditori sulla situazione del gruppo».
Il Gruppo Unicredit ripercorre le fasi e ricorda che in qualità di security agent si «è immediatamente attivato per la fase di istruttoria funzionale alla delicata e complessa valutazione, attivando anche la consultazione con le banche finanziatrici» ricevendo anche il 17 ottobre scorso «formale diffida da parte dei bondholders a non liberare le ipoteche sulla Moby Wonder e la Moby Aki». Ieri i marittimi del gruppo Onorato, da Napoli fino a Milano, Elba compresa, hanno esposto striscioni a favore dell’armatore Onorato e del gruppo Moby. Un presidio si è tenuto davanti alla sede di Unicredit. La tensione, insomma, sale, ma l’istituto bancario cita a sostegno della propria tesi il decreto del Tribunale di Milano in cui si legge che Moby si trova in una «situazione di crisi evidente».
Secondo la Banca era quindi doveroso «chiedere chiarimenti agli organi societari di Moby circa la situazione economico finanziaria della società, circa l'intenzione di assumere i provvedimenti richiesti dal Tribunale e ulteriore conforto anche con esperti terzi sulla congruità del prezzo di vendita delle navi oggetto delle richieste di liberazione delle ipoteche e delle navi» da acquisire con i proventi della vendita. Chiarimenti che, secondo Unicredit, erano «dovuti, considerando che il prezzo di vendita delle navi era di 137milioni di euro, mentre il valore di quelle navi evidenziato nel piano del 2018 era di euro 190milioni». «L'istruttoria - si legge nella lettera di Unicredit - è proseguita in maniera serrata, anche per il tramite dei rispettivi consulenti legali, che si sono incontrati anche il 25 ottobre». Infine il «27 ottobre la società ha comunicato alla banca l'elenco dei chiarimenti che era disposta a fornire e i tempi necessari. Purtroppo la decisione dell'armatore danese è stata assunta - si sottolineato - il giorno dopo e comprendiamo la frustrazione e ne condividiamo il dispiacere». —
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