Gioco
Una strada per Elio Toaff Nel 2015 le proposte di Mattarella e Cannito, oggi Roma batte Livorno
Gadi Polacco solleva la questione del ritardo e propone un’alternativa «Si potrebbe intitolargli il “triangolo” fra la sinagoga e il Vespucci»
livorno. Ne sono passati di anni, e di pratiche sotto i ponti della burocrazia, ma finalmente oggi s’intitola una via al rabbino emerito Elio Toaff, livornese, nella città del suo lunghissimo magistero: Roma.
La lunga rincorsa della Capitale era partita nell’aprile 2015, in concomitanza con i funerali. La proposta venne direttamente dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, mentre nel capoluogo labronico (dove Toaff nacque nel 1915) fu contestualmente accolta a braccia aperte l’idea dell’ex consigliere comunale di Città Diversa Marco Cannito.
Da allora si è combattuto un poco lusinghiero testa a testa lontano dai piazzamenti nobili. Davanti – nel frattempo – si sono piazzate Guardistallo con il parco della Pace, Capoliveri con una strada (almeno sulla carta), e quindi Cecina con un monumento in piazza Nilde Iotti.
«Anche la Capitale, con tutti i suoi problemi, è giunta prima di Livorno che, peraltro, è stata battuta anche da Pisa...», osserva Gadi Polacco, esponente della comunità ebraica livornese e curatore del blog “Livorno ebraica”, dalle cui pagine aveva sollevato la questione pochi giorni fa. «Livorno fu rapidissma nel deliberare, poi si è persa per strada», ricorda al Tirreno, e poi prosegue: «La tempistica tocca più la precedente amministrazione, speriamo che questa ci riesca (pur comprendendo i tempi della burocrazia)».
Non c’è vis polemica, ma piuttosto curiosità riguardo al destino della pratica: «Trascorsi ormai più di quattro anni, viene però spontaneo chiedersi a che punto sia. Ricordando, in parallelo, l’assimilabile questione dell'irrealizzata, ad oggi, via in ricordo del vescovo Alberto Ablondi», puntualizza Polacco.
La frittata (doppia, a questo punto) ormai è fatta, eppure si potrebbe rimediare senza troppo sforzo né fastidio. «Cambiare denominazione a una strada comporta comunque delle problematiche. Si pensò di intitolargli ciò che resta di via del Tempio (che fu “tagliata” negli anni '80 per fare spazio a piazza Benamozegh), o via dei Fanciulli, dov’era anticamente la scuola ebraica», ricorda ancora Polacco. Entrambe sarebbero opzioni ancora valide e coerenti, sia dal punto di vista storico che geografico, e il cambiamento andrebbe a interessare ben pochi residenti.
L’alternativa, guardando agli esempi di cui sopra, potrebbe ricadere allora su un non luogo. «Lui visse per molto tempo in via Paoli, ma lì avrebbe poco senso, magari si potrebbe allora cambiare nome a largo Emanuele Filiberto. Ma il mio pensiero – conclude Polacco – va al “triangolo” fra la sinagoga e la scuola Vespucci». —
Matteo Scardigli
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