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«Evasione di 200mila euro» Nei guai sito di ricambi auto
Accertamento all’azienda Maniatuning.it: nascosto al fisco metà del guadagno Il titolare si difende: «Non avevo stampato alcune fatture estere, chiarirò tutto»
Secondo la guardia di finanza, in tre anni di attività, avrebbe nascosto al Fisco ben quattrocentomila euro, senza dichiarare metà dei guadagni ottenuti attraverso le ricariche Postepay e i pagamenti in contrassegno o via Paypal. L’azienda livornese di ricambi auto e moto tuning Maniatuning.it, guidata da un imprenditore di 33 anni, è finita nel mirino del Nucleo di polizia economico-finanziaria delle Fiamme gialle labroniche, guidato dal tenente colonnello Gabriel Baron, che ha scoperto come il giovane fosse destinatario di un alto numero di versamenti, fatti dai suoi clienti su carte di credito ricaricabili intestate sia a lui che alla moglie.
Le ricariche sulle Postepay si riferivano, come poi accertato dai militari, ai pagamenti effettuati dagli acquirenti dei ricambi e degli accessori messi in vendita dall’imprenditore attraverso il suo sito Internet, noto tra gli appassionati del tuning, ossia quelle operazioni di personalizzazione ed elaborazione dei veicoli, a due e a quattro ruote, rispetto alla configurazione standard delle case produttrici.
«Diversi – spiegano in una nota le Fiamme gialle labroniche – gli accessori offerti in evasione delle tasse tramite vendite online, anche sfruttando le capacità di consegna veloce oggi disponibili, che non venivano fatturate o rendicontate con l’emissione di scontrini o ricevute fiscali: dal pomello in radica di noce del cambio al subwoofer sotto il sedile, dalle “minigonne” e alettoni posteriori all’allargamento dei parafanghi, dall’oscuramento dei cristalli e sostituzione dei gruppi ottici alla rimappatura della centralina elettronica».
Passando al setaccio i conti e le posizioni bancarie dell’imprenditore e della coniuge, una coetanea come lui residente in città, è emerso che la metà delle vendite non veniva fatturata e, non apparendo nella contabilità ufficiale, non veniva quindi dichiarata. Complessivamente, fra il 2016 e il 2018, l’attività svolta (sia dal portale Maniatuning.it che attraverso Amazon) ha determinato un’evasione di imposte tra Irpef, Irap e Iva di 200mila euro. Oltre al danno patito dall’Erario per le mancate entrate tributarie, il comportamento dell’evasore «ha determinato una lesione dei principi basilari della concorrenza – spiegano dal comando provinciale della guardia di finanza – con un impatto negativo per l’imprenditoria sana che doveva confrontarsi con i prezzi più bassi praticati dal furbetto della rete».
Il commerciante, contattato dal Tirreno, si difende chiedendo di rimanere anonimo, figurando solo con il nome della sua azienda. «Sono stato più volte negli uffici delle Fiamme gialle – sostiene – ed effettivamente nella mia documentazione mancavano delle fatture estere che non avevo stampato dai siti web dove avevo effettuato gli acquisti. Chiarirò tutto: ho due mesi di tempo per regolarizzare la mia posizione con l’Agenzia delle Entrate (le contestazioni non hanno carattere penale, ma solo amministrativo ndr) e sono convinto che risolverò tutto. L’importo da pagare, alla fine dei conti, sarà di gran lunga inferiore». —
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