Gioco
La statua battuta da Sotheby’s per 666mila euro va ai Bottini dell’Olio
È tornato a Livorno il capolavoro di Adolfo Wildt dimenticato per anni al Frediani e poi venduto a Londra
La statua di Santa Lucia di Adolfo Wildt, quella che Sotheby's, una tra le più importanti case d’asta del mondo, ha definito “l’immagine per eccellenza del più eminente scultore simbolista italiano”, è tornata a Livorno.
Ora, dopo decenni di oblio su un piedistallo polveroso appoggiato in un corridoio della sede di via del Mare dell'Unione Italiana Ciechi, dopo un viaggio d'andata e ritorno a Londra e in mezzo a una vicenda giudiziaria ingarbugliata che ancora deve concludersi, potrebbe diventare una delle opere di spicco del Museo della Città.
Sarebbe il lieto fine di una storia incredibile, che Il Tirreno aveva svelato l’anno scorso dopo aver saputo che la statua nel 2015 era stata battuta all'asta ad un prezzo di 485mila sterline, col cambio dell’epoca 666mila euro, cifra mai raggiunta per un’opera di Wildt.
Sul destino di Santa Lucia, rappresentazione ossessionante e allo stesso tempo supplichevole con le sue labbra imploranti aperte e le orbite svuotate, come descrive il catalogo di Sotheby’s, profondamente ispirata all'Estasi di Santa Teresa di Gian Lorenzo Bernini, per la verità c'è ancora un punto interrogativo. Perché il tribunale civile non ha ancora stabilito se l'opera sia dell'Unione Italiana Ciechi oppure dell'Asl, che dal 1980 è diventata proprietaria dell’intero complesso Frediani di via del Mare, una parte del quale concesso da sempre in comodato d’uso gratuito ai non vedenti. Proprio l’Asl, dopo aver saputo che la statua, di cui sempre aveva ignorato l’esistenza, era stata venduta all'asta, ne ha rivendicato il diritto.
La sentenza è attesa per metà novembre. Si sa tuttavia che l'azienda sanitaria sarebbe disposta a cedere - ancora andrebbe stabilita la formula - l'opera al Museo. Così come si sa che all'interno dell'Unione italiana ciechi è in corso una discussione su come valorizzare l'opera qualora il giudice dovesse assegnarla all'associazione e numerosi soci sarebbero propensi al trasferimento di Santa Lucia ai Bottini dell’Olio, in una sorta di riconciliazione con un’opera d’arte che per decenni è stata dimenticata.
«La cosa più importante, oggi, è che la vendita sia rientrata e che la città di Livorno non perderà la statua», afferma al Tirreno Mario Barbuto, docente universitario, presidente nazionale dell’Unione italiana ciechi.
Non è un dettaglio da poco: Santa Lucia infatti era stata venduta e sul suo recupero, in un primo momento, non si nutrivano grandi speranze. Al punto che proprio l’Unione Italiana Ciechi aveva accantonato l’intera cifra ricavata dalla vendita, dicendosi pronta a restituire i soldi all’Asl qualora il giudice avesse decretato che l’azienda sanitaria ne aveva la titolarità e ipotizzando che l’opera ormai fosse persa.
Sotheby’s invece, dopo che la Procura di Livorno aveva aperto un fascicolo sulla vendita, è riuscita a recuperare la scultura e l’ha restituita all’Unione Italiana Ciechi, che adesso ce l’ha in custodia in attesa della sentenza del tribunale civile. «Se il giudice dovesse riconoscere che siamo noi i proprietari, ci consulteremo con la Sovrintendenza, il nostro obiettivo è rendere la statua disponibile alla città», dice Barbuto. «Certo - aggiunge - Santa Lucia è un’opera che per noi ha una rilevanza simbolica particolare e ritengo che debba essere in qualche modo in mano ai ciechi».
Barbuto non esclude che, vista la difficoltà a riconoscere davvero chi sia il legittimo proprietario dell’opera, Asl e Unione Italiana Ciechi arrivino prima della sentenza ad un accordo extragiudiziale che riconosca la proprietà della statua al 50% ad entrambi i soggetti. A quel punto sarebbe ancora più logico il passaggio al Museo di Città di questa scultura che la mano di Wildt scolpì nel raro marmo di Candoglia e che fu presentata dall’autore nel 1930 alla storica Bottega d’Arte di via Indipendenza, quella in cui Fattori lasciava in vendita i suoi bozzetti, riscattando così l’oblio e l’incredibile disattenzione patite in quasi un secolo a Livorno. —
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