Gioco
I comitati raccolgono le firme «Bioraffineria? No, grazie»
Si prepara un documento per i sindaci di Collesalvetti e Livorno, utile a stoppare il protocollo d’intesa con Eni. «È un inceneritore, perché così dice la normativa»
COLLESALVETTI. Per favore, non chiamatela più bioraffineria, fu detto il 16 ottobre dai rappresentanti di Eni all’incontro coi sindaci e consiglieri comunali di Collesalvetti e Livorno; un incontro che poi diventò pubblico per l’affluenza dei comitati ambientalisti e che si consumò nella sala del Cral della stessa multinazionale in viale Ippolito Nievo. Non chiamatela bioraffineria, piuttosto, un impianto innovativo per lavorare plastiche non riciclabili ed ecoballe per produrre metanolo, immettendo nell’aria la metà di Co2 rispetto a quanto accade con un inceneritore. Non solo materiale da Firenze, ma anche all’interno dell’area vasta. E attraverso un processo all’avanguardia della tecnica, profitto per l’azienda ma pure nuove materie ricavate da ciò che altrimenti si stocca o si brucia. Tutto perfetto per Eni, meglio parlarne meglio invece per i sindaci e gli altri rappresentanti politici dei due comuni interessati. Da allora, c’è stato il giorno dopo, la riunione in commissione 4 della Regione (Territorio e Ambiente di cui è presidente Francesco Gazzetti sempre vigile sulle questioni, ma si sono registrati anche i primi movimenti dei comitati guidati da “Collesalviamo l’ambiente”.
E la novità è rappresentata dalla raccolta firme iniziata a Stagno e in altri luoghi del territorio colligiano, e che presto comincerà anche a Livorno. Intanto, siamo arrivati a 600 “autografi”, anche se si conta di presentare un incartamento finale su basi scientifiche, accompagnato alla fine da migliai di firme. In Regione ancora si aspetta di studiare più approfonditamente, mentre invece il Pd di Collesalvetti si è già espresso in toni negativi sull’iniziativa del comitato, uscendo con una nota nella quale si definisce si definisce surreale il clima, giudicando scorretto giocare sulla buonafede della popolazione introducendo elementi non veri allo scopo di creare allarmismo. Non si deve parlare di inceneritore, in parole povere, perché Eni non ha detto questo e comunque non andrà avanti se i territori non esprimessero parere positivo. La nota si chiude auspicando una serie di domande che se trovassero risposte idonee potrebbero dare una opportunità in più di lavoro nel contesto dell’economia circolare.
Tutto risolto? Macché. Stefano Seghetti, portavoce del Comitato promotore, ambientalista di lungo corso, non ci sta. «Giovedì riprenderemo la raccolta firme al mercato di Colle, stamani (ieri, ndc) alla scuola di Guasticce e così via. Distribuiti moduli, per una raccolta porta a porta. Si tratta di una petizione ai sindaci e ai consiglieri comunali, chiedendo loro di non firmare alcun protocollo di intesa che riguardi l’impianto di gassificazione che Eni in accordo con la Regione, vorrebbe fare dentro la raffineria. Eni stessa dice che non c’è niente di bio come invece a Venezia e Gela. Siti dove hanno chiuso la raffineria, investendo solo sulla nuova tecnologia che, effettivamente, inquina meno. Invece a Livorno vogliono continuare a lavorare il petrolio, aggiungendo altre emissioni. La nostra salute è a rischio. E se definiamo l’impianto un nuovo inceneritore, non sbagliamo. Non lo dico io, ma lo dice la normativa nazionale, il Decreto 133 del 2005 che ha acquisito le normative europee sull’incnerimento rifiuti. Bastaleggere. Non ci arrenderemo». —
Flavio Lombardi
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