Il Tirreno

Livorno

la storia 

A novembre è attesa la sentenza del tribunale che dovrà stabilire se l’opera è dei Ciechi o dell’Asl

G.C.

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Per decenni - non si sa esattamente da quando - la statua di Santa Lucia di Adolfo Wildt è rimasta nella sala d’attesa dell’istituto Frediani, al numero 90 di via del Mare, nell’ala in uso all’Unione italiana ciechi, come un soprammobile da poche lire trovato su un banco di Porta Portese. Un giorno di tre anni fa però qualcuno che s’intendeva d’arte si è accorto che quella non era una statuetta qualunque. E i vertici livornesi dell’Unione Italiana Ciechi hanno deciso di venderla: il 16 dicembre 2015, in New Bond Street, a Londra, l’opera di Wildt ha vissuto la sua nemesi, ed è stata battuta all’asta con una base di partenza di 80mila sterline, arrivando ad essere aggiudicata ad un prezzo di 485mila pound, all’epoca 666mila euro. All’Unione Italiana Ciechi hanno brindato, ma due anni dopo, a inizio 2018, è emerso un imprevisto: l’Asl di Livorno è venuta a conoscenza della vendita all’asta della statua, grazie ad un gruppo di soci dell’Unione Italiana Ciechi che era contrario alla vendita. L’azienda sanitaria ha avviato una serie di verifiche interne, al termine delle quali ha affermato di essere lei la proprietaria dell’opera, essendo dal 1980 proprietaria del complesso Frediani.

Da quel momento la storia è passata davanti al tribunale civile che dovrà decidere di chi è la scultura. Nel frattempo anche la Procura ha aperto un fascicolo perché la statua non poteva essere esportata all’estero per la vendita. —

G.C.

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di Redazione web