Il Tirreno

Livorno

il racconto 

Quella rimonta del 5 marzo con la mezzala 15’ in porta

Flavio Lombardi
Quella rimonta del 5 marzo con la mezzala 15’ in porta

Dominio Livorno, rigori non concessi. Pisa in vantaggio a sorpresa e poi il pari La scazzottata, l’infortunio di Ciappi, e infine il 2-1 dagli undici metri con Miguel 

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Per molti, il derby da ricordare è quello del 22 aprile ’79. Il Livorno vinse a Pisa con rete di Vitulano riscattando lo smacco dell’Ardenza, quando al 44’ la “freccia bionda” Barbana infilò Tacconi sotto la curva Montenero. Al termine di quel campionato i nerazzurri, al primo anno di presidenza Anconetani (che aveva lasciato la Lucchese reduce dal secondo posto dietro la Spal), volarono in serie B.

Il “nostro” derby è però un altro. L’anno successivo di quello in cui a difendere la porta del Livorno fu chiamato anche un tal Corrado Leardi, sei anni a Pisa e poi in amaranto nel ’76, detto “grappino” perché leggenda vuole che prima di scendere in campo si facesse un bicchierino. La stagione è quella ’77/78, l’ultima della serie C a tre gironi, in cui le prime 12 si qualificheranno per la futura C1 ed in panchina ci sono per il Livorno Cesare Meucci, il mago del Rimini di due stagioni prima, con vice “Pecos Bill” Virgili, centravanti della Fiorentina e poi del Livorno, in palmares una doppietta con la Nazionale nel 3-0 del ’56 al Brasile senza Pelè. Sulla sponda ospite, Mariani. Il richiamo in prima pagina di cui mettiamo la foto, la dice lunga: “Novanta minuti e si è visto di tutto”. Partita perfetta per chi tifa alle nostre latitudini, dove certo non interessa un baffo della filosofia spiegata da Gianni Brera, secondo la quale 90’ dovrebbero concludersi sullo 0-0 con le squadre talmente attente, corte e concentrate, che le difese controllano gli attacchi e le forze in campo si bilanciano.

Alla fine, vittoria fu, e questo conta. Dominio amaranto nel primo tempo, vantaggio del Pisa nella ripresa su autorete del terzino livornese Mucci sotto la curva di casa e il pareggio scoccati quattro giri di lancetta; e poi lo scontro fra Vitulano e Ciappi, col portiere uscito in barella lasciando il posto al suo secondo, Pietro Tomei da San Giuliano Terme, che vent’anni dopo sarà general manager amaranto e nel 2014 direttore sportivo del Pisa. Battuto a 4’ dalla fine dagli undici metri dal terribile Miguel per un fallo subìto da Gigigol Quaresima e la Madonna, dal Santuario, ad osservare. Precedentemente, c’era stata l’espulsione dell’estremo difensore del Livorno, Maurizio Castellini per reciproche scorrettezze con Prosperi. Seguita dalla scazzottata fra il numero 10 pisano e un dirigente locale nei pressi dell’ingresso del sottopasso. E il mister nerazzurro che per protesta, in quel frangente, fece cenno di abbandonare il campo e fu alzato di peso dai carabinieri che lo portarono via. Livorno senza portiere (all’epoca la regola non prevedeva la sostituzione di un giocatore in favore del portiere di riserva), giocatori a guardarsi, e decidere al volo. Fra i pali, Raffaello Vernacchia, ex Torino e Atalanta, quello che in precedenza aveva regalato l’assist del pareggio. E Gigi Cappelletti, “Cappelman” per i tifosi, sotto la nord, incitandoli a dare la carica. C’era da portare quella partita in fondo, forse a quel punto, accontentandosi del pari. Una sfida, come oggi, nella quale in classifica il Livorno era messo peggio. Confronto numero 50 ad alta tensione, insomma. Accadde di tutto quel giorno, mentre il cassiere amaranto, aveva appena finito di contare l’incasso: 40 milioni, record di allora e il presidente Corasco Martelli che regalò, per festeggiare, un orologio da tasca in oro a ciascun giocatore con incisa partita, data, risultato e marcatori.

L’arbitraggio fu inadeguato. Le cronache dell’epoca ci consegnano Francesco Agate da Torino, di professione insegnante di educazione fisica, come un Pietro Micca da strapazzo, protagonista in negativo. Responsabile dell’accaduto in campo e fuori. Con i rigori non concessi (uno solare su Vitulano nel primo tempo spintonato da Rapalini), e le ammonizioni non equamente distribuite, dette il la al nervosismo dei calciatori. L’apice, appunto, con lo scontro fra Castellini e Piccoli. Il penalty decisivo, giudicato invece generoso. Ma si recriminava per una traversa nel primo tempo, il rigore su Janniello non dato, i due mani successivi in area nerazzurra ignorati. Poi, a sorpresa, il gol ospite su tiro di Cannata deviato da Mucci: 0-1 e gelo sullo stadio. Quattro minuti dopo, il pari con Miguel che incornò su punizione di Vernacchia, a ridare fiato alle speranze. Che sembrarono afflosciarsi al 75’ con l’espulsione di Castellini. Livorno senza portiere e Vernacchia al suo posto vestendo svelto quella maglia verde con numero uno amaranto sulle spalle.

Anche una parata a referto. Poco impegnativa. Palla lemme, presa bassa con stile a farla sua, e intervento salutato con l’olè della curva. Un altro calcio davvero. Uno dei derby in cui sono stati protagonisti Mondello, Vitulano e Barbana che non sono più con noi. Ma anche quello di Baiardo, ex amaranto che in quell’anno chiuse la carriera proprio in nerazzurro e di quel Rapalini due anni dopo sbarcato a Livorno. —



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di Redazione web