Gioco
Caccia al microinfluencer della porta accanto
livorno. «Mettiamo che vi salti in testa l’idea di una pizza. Ecco, ora pensate a cosa pensate di bere. La risposta di chiunque è: Coca Cola. Non dipende da quanta pubblicità ha fatto ma dal fatto che ha saputo suscitare una emozione». Emilia Soggia, anima di LinkJuice, ne fa l’emblema di cosa serve a un’azienda per essere intercettata dal “radar” di ciascun consumatore. Soprattutto adesso che ogni persona è sotto un diluvio di informazioni nei siti web e attraverso i profili social.
La sua azienda serve proprio a questo: a dare una mano alle aziende a comunicare contenuti e a farlo in modo che risultino autorevoli e abbiano efficacia positiva.
Presentando il proprio lavoro di fronte alla giuria del premio Cambiamenti della Cna, ha messo in luce l’esigenza di «lavorare sulla consapevolezza del marchio» e di toccare i tasti giusti nella comunicaitvità emozionale. Come? Soggia mette l’accento sull’intreccio con 500 micro-influencer. Sì, proprio “micro”: «Solo se sono Chanel devo avere a che fare con Chiara Ferragni». Tradotto: non ha senso cercare l’influencer con milioni di follower, meglio tavolta basare la strategia su influencer molto più vicini all’esperienza dei consumatori, quasi fossero amici della porta accanto. —
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google