Il Tirreno

Livorno

Case popolari, ultimatum a 388 morosi: «O saldano il debito o perdono l’alloggio»

Giulio Corsi
Case popolari, ultimatum a 388 morosi: «O saldano il debito o perdono l’alloggio»

Livorno, il Comune in accordo con Casalp vuole recuperare 100 appartamenti nel 2020, qualcuno è arrivato a 40mila euro di evasione

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LIVORNO. c’è chi, tra i 6500 assegnatari delle case popolari in città, non ha mai pagato il canone di locazione. Mai. E, mese dopo mese, ha accumulato anche 40mila euro di debito verso Casalp. Perché negli ultimi dieci anni (e oltre) questi morosi non siano stati costretti a pagare è un tema che meriterebbe un approfondimento a parte. Quel che è certo - a sentire le parole dell’assessore alla casa Andrea Raspanti e a leggere l’accordo firmato ieri mattina dal presidente di Casalp Marcello Canovaro e dalla dirigente del Comune Arianna Guarnieri - è che la nuova amministrazione ha annunciato una guerra senza tregua ai furbetti del canone. Nel mirino ci sono 388 assegnatari. Sono quelli che hanno più di 6 bollette arretrate e un reddito Isee superiore agli 8000 euro annui. Costoro nei prossimi mesi si troveranno davanti a un bivio: saldare il proprio debito oppure lasciare la casa. «Facciamo sul serio», mette in chiaro Raspanti.

2700 morosi

In realtà i morosi - sui 6500 livornesi che vivono nelle case popolari - sono ben di più: 2700, un dato di per sé impressionante. Significa che quasi un assegnatario su due non paga, o comunque non è in regola con l’affitto.
La metà di queste persone però - 1340 per l’esattezza - sono in ritardo di meno di sei mesi e dunque non superano il limite oltre il quale scatta la procedura. «A costoro abbiamo inviato un avviso che li invita a mettersi in regola, ma non rientrano nel procedimento», spiega Canovaro. Altre 977 persone sono indietro di più di un semestre nei pagamenti ma hanno un reddito convenzionale inferiore agli 8000 euro annui, per cui sono anch’esse esentate dalla decadenza del diritto alla casa popolare.

Restano 388 assegnatari. È da loro che il Comune pretende il rientro dal debito: «Su questi lavoreremo con l’auspicio che ritornino nella regolarità», dice Canovaro. «L’obiettivo - aggiunge Raspanti - è avviare un percorso di ravvedimento dei soggetti che hanno maturato un debito molto importante. Se il ravvedimento non ci sarà, scatterà la perdita dell’alloggio».

Anni di affitti mai pagati

Alle casse di Casalp mancano più di 4 milioni di euro di affitti non pagati. «La media è di quasi 15mila euro ad assegnatario», spiega Canovaro. Chiaramente qualcuno dovrà pagare di più (come dicevamo anche 40mila euro), altri molto meno. Considerando che la media di un canone mensile di affitto è di circa 90 euro, si fa presto a capire che in molti di questi casi i pagamenti mancano da anni, anche da decenni.

Previste rateizzazioni

È palese che rientrare di una cifra così alta per molte famiglie sarà complicato. «Ma sono previste delle rateizzazioni - ha spiegato Elisabetta Cella, responsabile dell’ufficio Casa del Comune -. Queste però saranno possibili solo fino a quando non scatterà il provvedimento di decadenza dall’assegnazione. Una volta scattato il provvedimento si potrà evitare di perdere l’alloggio solo saldando l’intera cifra». Per questo è fondamentale che una volta che arriverà la diffida, i soggetti interessati prendano contatti con Casalp per avviare la procedura di rientro o di rateizzazione, ha sottolineato il ragioner Stefano Baldanzi di Casalp.

Prime diffide a dicembre

La procedura è molto chiara. In queste settimane, utilizzando un parametro nuovo che tiene conto del disagio sociale delle varie famiglie morose oltreché del reddito e del debito accumulato, sarà compilata una graduatoria con le morosità da colpire per prime tra le 388 ultrasemestrali con oltre 8000 euro di reddito Isee. Ai primi cento nomi di questa graduatoria entro fine anno arriverà la diffida a mettersi in regola. Chi riceverà la lettera potrà contattare Casalp e gli uffici del Comune per dimostrare l’eventuale morosità incolpevole. Oppure, se di morosità colpevole si trattasse, per concordare un piano di rientro. «Vogliamo assicurarci che non ci siano motivi di non colpevolezza», continua Cella.

Dopo tre mesi circa (la scadenza varierà a seconda della tempistica delle notifiche), senza che sia stato concordato un piano di rientro a rate, oppure saldato il debito, oppure dimostrata la morosità incolpevole, scatterà il provvedimento di decadenza. Passeranno altri sei mesi da quel momento prima che l’assegnatario debba lasciare l’alloggio.  Fino al giorno dell’uscita, il soggetto avrà tempo per regolarizzare la propria posizione, ma a quel punto solo saldando l’intero debito che non sarà più rateizzabile. Qualora invece non saldi e non voglia uscire di casa, scatterà uno sfratto forzoso.

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di Redazione web