Italia
«Oggi avere limiti è da sfigati, invece bisogna recuperarli»
Il contributo di uno psicologo che lancia un invito a genitori, ragazzi e scuola
l’intervento
Nicola Artico*
Leggendo la triste cronaca della morte di Erika, colpisce tra i tanti fatti ancora da accertare, un dato. La storia dei primi soccorritori che raccontano che, mentre cercavano di rianimarla, nella discoteca la musica suonava, tutti ballavano. Si legge hanno spento la musica solo quando è stato annunciato il decesso. Non vorrei certo addivenire a conclusioni affrettate ed incomplete. Ci possono essere molti motivi per cui non si riesce a fermare rapidamente la musica in una discoteca, forse anche di sicurezza. Tuttavia rimane il fatto che questa immagine dei soccorritori e di una giovane che lottano contro la morte, sul pavimento, mentre tutti ballano, stride. Sembra la metafora di questi nostri tempi, in cui appare impossibile mettere un limite. Come se limitare e limitarsi, fosse un peccato mortale oppure, una cosa da persone particolarmente anziane. Da “sfigati” per usare un termine gergale. In ogni caso il concetto di limite sembra non debba più essere presentato, tanto meno ai giovani. Poco, possibilmente, anche ai meno giovani. Del resto, anche la morte che è il “grande limite” che la natura ci presenta, è negli ultimi decenni sempre più occultata. Dobbiamo seppellire velocemente i nostri cari. Qualcuno, quando muore un nonno, ogni tanto mi chiede: dottore, ma sarà il caso che porti al funerale mio figlio di 9 anni? Ed in questa domanda c’è un mondo. C’è l’idea che la morte, come il limite che il concetto richiama, siano un fastidio. Una inevitabile dimensione che, più possibile, dobbiamo far finta che non esista. Esibiamo da tempo un atteggiamento sociale del tutto incomprensibile perché un nipote ancor piccolo ha bisogno di congedarsi dal nonno. Ha bisogno di un rituale familiare in cui riconoscersi, in cui essere sostenuto e trovare un senso al concetto di vita e del limite che, ogni vita, rappresenta. Ma se dunque ogni forma di limite deve essere il più possibile ignorata, si può intuire perché, anche mentre degli uomini lottano per salvare una vita, anziché fare subito un rispettoso silenzio, si possa continuare a ballare. Perché nulla turbi una visione artefatta di simulazione di felicità. Felicità, appunto, come assenza di limite. Invece il limite è salute. Fisica e mentale. In biologia l’assenza di limite, il riprodursi incontrollato di cellule, riguarda la cellula cancerosa. In psicologia, la totale assenza mentale di un limite, riguarda la psicosi. Allora dobbiamo recuperare in tutte le sedi, in famiglia, a scuola, nella società, un forte senso del limite. I genitori non devono aver paura di esibire questa funzione. Per cui, davanti ad una ragazza stesa in terra, ed un uomo che lotta per salvarla sopra di lei, si faccia subito silenzio. Rispettoso. Perché, anche i nostri giovani devono poter meditare. —
*direttore unità Psicologia salute mentale adulti infanzia ed adolescenza Asl
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