Gioco
Il telefonino della ragazza morta ora è nelle mani dei carabinieri
È stato consegnato agli investigatori dai familiari della diciannovenne L’avevano rintracciato nel giro degli amici che erano con Erika all’ex Jaiss
LIVORNO. Lo smartphone di Erika Lucchesi ora è nelle mani giuste, quelle dei carabinieri che stanno indagando sulla morte della diciannovenne livornese, avvenuta sabato notte all’interno della discoteca Jaiss di Sovigliana. Lo conferma la cugina di Erika, Silvia Dominici, raccontando quello che ieri gli investigatori, per il riserbo dovuto alla delicatezza delle indagini, non hanno potuto né confermare né smentire.
Su quel telefono cellulare, che nelle inchieste di questo tipo è una delle prime cose che si vanno a cercare, era nato un piccolo giallo lunedì, quando si era appreso che era sparito e poi era tornato nelle mani dei parenti, che lo volevano consegnare a un avvocato. Ieri invece lo hanno consegnato ai carabinieri, che avranno già provveduto a sbloccarlo, operazione da addetti ai lavori visto che era impostato sull’impronta digitale di Erika.
Il telefono cellulare, spiega la cugina Silvia, era sparito subito dopo la tragedia. Se l’era messo in tasca una delle tre amiche che, insieme a Erika e a un ragazzo, sono arrivati in treno a Empoli sabato sera. I quattro sono stati sentiti in caserma e poi riaccompagnati dai carabinieri alla stazione ma non hanno consegnato il telefono. Più tardi una delle amiche ha risposto quando i parenti di Erika hanno composto il numero e ha riconsegnato il telefono a Livorno. Perché gli amici si siano tenuti quel telefono non si sa. Dentro potrebbero esserci informazioni molto preziose per gli investigatori (le chiamate di quella sera, i messaggi scambiati sulle chat) e ora l’apparecchio dovrebbe essere nelle mani dei carabinieri del Reparto operativo di Firenze che stanno conducendo le indagini.
Dopo le indiscrezioni trapelate lunedì, ieri gli investigatori hanno avuto la consegna del silenzio. E dunque non c’è nessuna conferma di una o più persone indagate, né ci sono novità su quel “buco” di circa 40 minuti, il tempo passato da quando Erika si è sentita male e la prima chiamata al 118. La risposta probabilmente è nelle testimonianze che i carabinieri di Empoli stanno continuando a raccogliere, decine.
Il fatto che il sostituto procuratore Fabio Di Vizio non abbia ancora ufficialmente dato l’incarico per l’autopsia sembra confermare l’ipotesi che gli inquirenti attendano una possibile iscrizione nel registro degli indagati, ma sono solo supposizioni.
Che Erika sia morta per colpa della droga ormai si dà per scontato, o meglio più di un amico dice che la ragazza ha preso delle pasticche quella notte. I carabinieri della Sezione investigazioni scientifiche ne hanno trovato diversi frammenti sul pavimento della discoteca.
«Io sabato sera ero lì – scrive Giulia – e per quanto possa essere grave, triste e brutta la situazione, credimi che chiudere il locale non serve a niente. Siamo giovani, non ha senso toglierci il divertimento, in tutte le discoteche dove suonano musica così gira droga. Che facciamo le chiudiamo tutte? Non è colpa del proprietario, la colpa è di noi ragazzi che non usiamo la testa». —
Paolo Nencioni
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